Il prezzo della verità

– Maestra, questa è la parte che mi hanno assegnato.

– Ah, già, lo spettacolo di fine anno. Fammi vedere…

Xanthippe prende in mano il copione, legge le battute, poi le recita.

– Maestra, lasciatelo dire, come attrice fai un po’ pena.

– Cooooosaaa?!

– Oh, senti, è la verità. C’è una sola parte che ti riesce benissimo.

– E quale, sentiamo un po’…

– Quando fai la vecchia strega.

– Tu lo sai che ti stai giocando il voto in pagella, vero?

– Lo so, ma la verità non ha prezzo.

E Gesù, levato il calice, disse: …eh meu amigo Charlie, eh meu amigo Charlie Brown…

Interrogazione di geografia
- Quindi mi dicevi che Milano è la capitale della moda italiana. Bene. Vado a Milano durante la settimana della moda. Dopo un paio di sfilate, però, ne ho già le scatole piene. Cosa mi consiglieresti di andare a vedere?
- Il duomo…
- Bene, e poi?
- Il castello sforzesco…
- Bene. Altro?
- Sì, ma non mi viene la parola. E’ quel… quel dise… no, no disegno… ecco, quell’affresco fatto da Leonardo da Vinci… ah, sì… l’Ultima cena!
- Molto bene!
- Sì, ma…
- Ma…?
- Io ricordavo che si chiamava anche in un altro modo, ma non mi viene.
- Dai, ti aiuto io. L’altro nome con cui è conosciuto quell’affresco è contenuto già nel titolo che mi hai detto. L’ultima cena. La parola “cena” ti aiuta, solo che non è cena ma è ce…
- …
- Cen…
- …
- Dai, cen…
- Cenone!

Lievitazioni

Maestra, sai che è da un sacco che non ci porti più una torta?

Già, tu non ci vuoi più bene!

Saranno gli ultimi mesi assieme e neanche un dolcetto piccolo piccolo…

Non si fa così!

Volete la torta?

Sììììììì!!!

E voi cosa portate?

Io porto i tovaglioli…

Io porto i bicchieri di carta…

No no, non ci siamo capiti. Se IO porto qualcosa da mangiare, anche VOI portate qualcosa da mangiare. E che non siano schifezze bell’e pronte. Roba fatta in casa. Da voi. Con l’aiuto di mamma e papà.

Ma se portiamo qualcosa tutti assieme alla fine ci saranno un sacco di avanzi!

Potremmo fare come due anni fa, ci mettiamo d’accordo e facciamo i turni…


Questa è la terza settimana che si lievita. In tutti i sensi.
Prima che tutti abbiano “contribuito” sarà bell’e finito l’anno scolastico.
In Toscana ci arriverò rotolando.

Va detto che sulle notizie di attualità si tengono aggiornati

“Maestra, hai portato il libro che avevi detto?”
“Dimenticato.”
“Maestra, hai corretto le verifiche sui capoluoghi?”
“Dimenticato.”
“Ma dimentichi tutto!”
“Mi sa che ho bisogno di una vacanza”

Poco dopo.

“Allora, ricapitoliamo: il Veneto confina a Nord con l’Austria, a Est col Trentino-Alto Ad…”
“Maestra, quello non è il Trentino, è il Friuli!”
“Opporc…! Bimbi, ve l’ho detto che ho bisogno di una vacanza?”
“Sì. Sulla Costa Crociere, magari…”

Torte e grandi passioni

Compleanno del treenne.
A CasadiBà fervono gli ultimi preparativi prima della festa.
Xanthippe bagna la torta (“Xà, guarda che se continui a ‘sta velocità il treenne fa in tempo a partire militare”), MammadiBà prepara il pranzo, Bà prepara le decorazioni per la torta.
Il festeggiato di tanto in tanto entra di soppiatto in cucina e ruba un pezzetto di torta. Non la torta che Xà sta bagnando goccia a goccia con pazienza certosina, ma un’altra, a base rotonda, con una cupola.
“Ma cos’è quella torta?” chiede Xà.
“L’abbiamo fatta ieri, secondo i desideri del festeggiato. Era una delle due torte che avremmo dovuto preparare. Fortunatamente siamo riusciti a fargli cambiare idea, sennò sarebbe stato alquanto imbarazzante spiegare le decorazioni agli ospiti…” spiega MammadiBà.
“E perché, che voleva?” chiede Xanthippe, curiosa come una bertuccia.
“Una torta con le tette.” risponde MammadiBà.

Io conosco almeno un paio di voi che sarebbero felici di averlo generato, un figlio così…
:-P

P.S. Se e quando Bà si degnerà di mandarmi le foto, ve ne linko una della torta.
P.P.S. La torta risultava poco bagnata.

Non è come sembra!

La maestra entra in classe, saluta la collega a cui dà il cambio e si sistema sulla cattedra.
Letteralmente, proprio, nel senso che ci si siede sopra, a gambe incrociate.
Chiama i bambini alla lavagna, uno alla volta, in ordine alfabetico, per fare un esercizio.
Dopo un po’, stanca della posizione in cui è seduta, sistema il vocabolario a mo’ di cuscino e si stende, un occhio alla lavagna e uno ai mostrilli.
- E che a nessuno venga in mente di protestare – dice – questa posizione me la sono guadagnata dopo anni e anni in cui sono stata seduta dietro un banco come voi.
- Per noi va bene, ma se arriva la Preside?
- La saluto, ‘ngiorno, Preside. No?
- No, si arrabbierebbe. Potremmo dire che sei svenuta…
- Sì, però dovrebbe avere le gambe sollevate! Maestra, mettiamo una sedia sulla cattedra, così puoi sollevare le gambe?
- Ma anche no! Vi pare normale una sedia sulla cattedra?
- Però quella dello svenimento era una buona scusa…
- E se invece della sedia…
- …sì?
- …due di noi venissero alla cattedra, uno da una parte e uno dall’altra, a tenerti sollevate le gambe?

La maestra si figura la Preside che bussa ed entra in classe.
E la trova stesa sulla cattedra con due bambini che le tengono sollevate le gambe.

- Uhm… meglio la sedia…

Quasi sempre

Scuolettincollina, classe dei settenni.

FuturoFratelloMaggiore: Maestra, la mamma è a casa, sai? Ormai ci siamo quasi.

Xanthippe: Uh, che bello! Un regalo di Natale in anticipo, quindi.

FFM: Eh sì.

Xan: Maschio o femmina?

FFM: Non si sa, non hanno voluto saperlo.

Lamentoso: Io dico che è maschio!

Incazzoso: Io dico che è femmina!

Logorroico: Io lo so, cos’è! E’ femmina! Quando nascono sono quasi sempre o maschio o femmina.

Xan: O_O

Togliersi il pane di bocca

Via skype, settimana scorsa

Maestra, come mai manchi? Ci manchi, lo sai?

Ho l'influenza, ma lunedì torno.

Bla… bla… bla…

Bla… bla… bla…

Ti saluto, guarisci presto (che lunedì ti attende una sorpresa).

Premesso che le sorprese dei miei pargoli mi spaventano sempre, e non poco, stamattina dopo la ricreazione entro nella classe dell'AlunnoSkypeDotato, saluto e mi guardo intorno.
Nulla.
Guardo meglio.
Nulla.

Maestra, che cerchi?

Come, che cerco? Cerco la mia sorpresa, ecco cosa cerco!

Che sorpresa?

Come, che sorpresa? Settimana scorsa ho sentito ASD via skype e mi ha detto che oggi ci sarebbe stata una sorpresa per me. Ebbene? Dov'è la sorpresa?

Maestra, ma la sorpresa non riguardava tutta la classe, riguardava solo me.

Ah. E dov'è? Io non vedo niente! (Dove sono i porcini? Dove sono i chiodini? Dove sono le castagne? Dov'è il vino? Dove???)

ASD mi si avvicina con un sacchetto di carta.

E' del pane all'uvetta. Lo ha fatto mamma ieri.

Pane all'uvetta??? Per me???

Sì sì.

Non è giusto!!! A te sì e a noi niente! Il pane all'uvetta che fa sua mamma è buonissimo!!!

Mio mio mio, tutto mio!!!

Confermo, il pane all'uvetta che fa la mamma di ASD è buonissimo
E però non è finita qui.

Poco fa, via skype

Visto che sorpresa? Ti è piaciuto il panino con l'uvetta?

Altroché!

Il bello è che doveva essere la mia merenda, ma poi c'è stato il comple di *** che ha portato biscotti e chupa chups e siccome ti avevo detto che c'era una sorpresa per te e volevo essere di parola, ho fatto merenda con quelli e ti ho dato il panino.

VORRESTI DIRE CHE IL PANINO ERA LA TUA MERENDA???

Eh sì.

AHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!
HO RUBATO LA MERENDA A UN BAMBINO!!!

 

Lettere anonime

Potrebbero contenere minacce o richieste di riscatto o chissà cos'altro.
Ho bisogno del vostro aiuto per riuscire a decifrarle.

                   

(Ma voi ditemi se io devo prestarmi al gioco malefico dei mostrilli che mi scrivono lettere, poi le traslitterano e pretendono che io debba capire chemminchia hanno scritto!)

Primo giorno – perle sparse

Xan: Su, ditemi… ma quanto piacere vi ha fatto, sapere che anche quest'anno sarei stata con voi?
AL1: Quando la mamma di *** ha chiamato mia mamma per dirglielo, io ho pianto…
AL2: Per la disperazione?

***
 

Xan: Ragazzi, quest'anno il mercoledì sarò alla scuoletta in collina. Da mezzogiorno alle due ho due ore buche. Chi viene con me a passeggiare, a biciclettare o a funghi?
Tutti (o quasi): IO!!! IO!!! IO!!!

***
 

AL3: Maestra, ti piacciono i funghi?
Xan: Certo! E mi piacciono anche le castagne, le nocciole, le ciliegie…
AL4: …il prosecco… (e uno!)

***
 

Xan: Ah, ragazzi, a fine giugno, a scuola finita, visto che questo è il mio ultimo anno qui, io ho intenzione di farmi la Dobbiaco-Lienz in bici. Chi viene con me?
AL3: Io no, l'ho già fatta, è tutta discesa, dopo un po' ci si annoia…
AL5: Maestra, allora ci sarebbe il percorso in bici delle tre cime di Lavaredo di cui ti ho parlato prima…
AL3: Sì, ma hai detto che non lo farai mai più perché alla fine eri stanca morta…
Xan: Sì, ma ha detto anche che a metà percorso c'è un rifugio. Ci si può fermare per riposare un po' e poi si può mangiare…
AL4: …e bere… (e due!)

***
 

La maestra Xanthippe è impegnata ad ascoltare i racconti estivi dei mostrilli. La cattedra è stranamente libera, per cui ne approfitta per mettersi comoda. CollegaStronza bussa ed entra.
CS: Volevo chiedert… ma cosa ci fai, stesa sulla cattedra? (ero più o meno così)
Xan: Li sto ascoltando. Mi stanno raccontando le loro vacanze.
CS: Ma ti pare il modo di stare in classe?
Xan: Perché, non si può? Mi devo alzare, dici?
CS: Eh, sarebbe il caso…
Xan: Ragazzi, che faccio, mi alzo?
Tutti: NOOOOOO!!!
AL5: Stai così, non stiamo mica facendo lezione!
AL2: E poi che c'è di male, scusa?
AL3: Che tu poi, sulla cattedra, adesso ci sei stesa, ma durante l'anno ci sei sempre seduta. E ti ci metti in piedi, anche…
CS guarda me, poi guarda loro, l'espressione che va dalla disapprovazione all'allucinato e ritorno.
CS: Ma a voi non dà fastidio che stia stesa sulla cattedra?
AL3 (da adesso in poi AmmoreDellaMaestra): A noi non importa. Ci importa di come è e di come ci insegna e ci spiega le cose.
(E vaffanculo!)

Io. Li. Amo.
 

Cronaca di una conclusione per niente annunciata

La giornata di ieri è stata, e credo possiate capirlo, abbastanza stressante.
Ad essere sincera è stato abbastanza stressante tutto l'ultimo periodo, gli ultimi mesi.
Perché un conto è essere precaria e sapere di dover fare una determinata trafila (supplenze brevi prima, poi supplenze via via più lunghe, poi nomine dal provveditorato con contratto al 31 agosto se hai culo o al 30 giugno – e quindi due mesi senza stipendio, ma con affitto e bollette e cazzi e mazzi da pagare – se il culo non ce l'hai), un altro conto è avere un contratto a tempo indeterminato da tre anni e improvvisamente ritrovarti ad essere sovrannumeraria, "di troppo", dopo aver passato gli ultimi quattro anni con quei mostrilli che guardi nella foto di classe fatta in prima elementare e dici "che piccoli che erano", quei mostrilli a cui hai insegnato a leggere e a scrivere, con cui hai lavorato, riso, scherzato, a cui hai urlato addosso, quei mostrilli che hai visto diventare grandi poco a poco ma con i quali non riuscirai a completare l'ultima parte del percorso perché qualcuno (Gelmini, vaffanculo!) ha deciso che sei di troppo.

La giornata di ieri… tutto il giorno collegata al sito del provveditorato ad aspettare aggiornamenti, il tasto F5 praticamente consumato, il sito che a un certo punto diventa inaccessibile, la telefonata a una tizia maleducatissima del provveditorato che, se ci ho colto, passerà le prossime settimane a prendere imodium e poi, alle sette e un quarto di sera, quando ormai non ci speravo più, all'ennesimo F5 l'aggiornamento che aspettavo, il decreto che mi diceva in quale scuola sarei stata destinata dal primo settembre.

E la scuola è la MIA scuola, coi MIEI mostrilli, le MIE colleghe (una è stronza, ma vabbe', posso sopportarla), la MIA GrandeCapa, il MIO UomoDelleCarte…

Ho avuto culo, sì. E tanto anche.

Dalle sette e un quarto in poi è stata una girandola di telefonate, a casanatìa, alle colleghe, agli amici e a qualche genitore.
E dall'urlo di gioia di una mamma al silenzio di una delle mie cucciole ("E' rimasta senza parole, ha le lacrime agli occhi") la serata è passata così, a dircele e a raccontarcele, dal "Ci vediamo al collegio docenti" delle colleghe al "Ti confermano nelle tue classi, vero? Perché se non ti confermano organizzo un picchetto di protesta" del mio VigileDelFuoco preferito…

Alle dieci e mezza di sera, stremata, dormivo già.

Posso dirlo?
Sono felice.
:o)

Ci si stanno mettendo d'impegno…

Mi aspettano sulla porta dell'aula.
Arrivo con le braccia occupate da libri e quaderni, tiro dritto verso la cattedra.
Mi seguono, si tengono a qualche passo di distanza.
Deposito una decina di kg di carta scritta, mi volto, le guardo.
Mi sorridono.
E in un flash le rivedo piccole piccole, come sulla foto del tesserino.
E adesso sono alte tutt'e due quanto me.
Lo abbiamo fatto per te, mi dicono in coro, mentre una mi porge un pacchetto.
Lo apro.
Anche questo è per te, mi dice l'altra con un sorriso, porgendomi un foglio arrotolato in un nastrino.
Apro.
Leggo.
Faccio fatica ad arrivare alla fine, è difficile leggere con gli occhi lucidi.
Me le abbraccio, me le stringo, me le bacio, e poi le mando via, Sciò, filate al posto, manca ancora un giorno, cavoli, se cominciamo così da qui a domani sarà una valle di lacrime…
Mentre cerco di ricompormi si avvicina un bambino, timidamente, come timido è stato per quattro anni, mi si accosta all'orecchio e mi dice in un sussurro La mia mamma aspetta una sorellina…
Anch'io, dice una bimba dal posto.
Eh? Anche tu aspetti una bambina?, chiede il mio PersonalPlanner.
Ma no, scemo, mia mamma è incinta!
Si ride.
La lezione può cominciare.