Cronaca di una conclusione per niente annunciata

La giornata di ieri è stata, e credo possiate capirlo, abbastanza stressante.
Ad essere sincera è stato abbastanza stressante tutto l'ultimo periodo, gli ultimi mesi.
Perché un conto è essere precaria e sapere di dover fare una determinata trafila (supplenze brevi prima, poi supplenze via via più lunghe, poi nomine dal provveditorato con contratto al 31 agosto se hai culo o al 30 giugno – e quindi due mesi senza stipendio, ma con affitto e bollette e cazzi e mazzi da pagare – se il culo non ce l'hai), un altro conto è avere un contratto a tempo indeterminato da tre anni e improvvisamente ritrovarti ad essere sovrannumeraria, "di troppo", dopo aver passato gli ultimi quattro anni con quei mostrilli che guardi nella foto di classe fatta in prima elementare e dici "che piccoli che erano", quei mostrilli a cui hai insegnato a leggere e a scrivere, con cui hai lavorato, riso, scherzato, a cui hai urlato addosso, quei mostrilli che hai visto diventare grandi poco a poco ma con i quali non riuscirai a completare l'ultima parte del percorso perché qualcuno (Gelmini, vaffanculo!) ha deciso che sei di troppo.

La giornata di ieri… tutto il giorno collegata al sito del provveditorato ad aspettare aggiornamenti, il tasto F5 praticamente consumato, il sito che a un certo punto diventa inaccessibile, la telefonata a una tizia maleducatissima del provveditorato che, se ci ho colto, passerà le prossime settimane a prendere imodium e poi, alle sette e un quarto di sera, quando ormai non ci speravo più, all'ennesimo F5 l'aggiornamento che aspettavo, il decreto che mi diceva in quale scuola sarei stata destinata dal primo settembre.

E la scuola è la MIA scuola, coi MIEI mostrilli, le MIE colleghe (una è stronza, ma vabbe', posso sopportarla), la MIA GrandeCapa, il MIO UomoDelleCarte…

Ho avuto culo, sì. E tanto anche.

Dalle sette e un quarto in poi è stata una girandola di telefonate, a casanatìa, alle colleghe, agli amici e a qualche genitore.
E dall'urlo di gioia di una mamma al silenzio di una delle mie cucciole ("E' rimasta senza parole, ha le lacrime agli occhi") la serata è passata così, a dircele e a raccontarcele, dal "Ci vediamo al collegio docenti" delle colleghe al "Ti confermano nelle tue classi, vero? Perché se non ti confermano organizzo un picchetto di protesta" del mio VigileDelFuoco preferito…

Alle dieci e mezza di sera, stremata, dormivo già.

Posso dirlo?
Sono felice.
:o)

Pizza con sorpresa

Due giorni fa

AmicaFrancese: Ciao, dove sei? Io sono a Napoli, settimana prossima riparto per Parigi. Facciamo in tempo a vederci e a mangiarci una pizza?

Xanthippe: Dopodomani alle 12:00 a piazza s. Domenico Maggiore?

Oggi, ore 12:00

Xanthippe: Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!! Che cazzo hai fattoooooo!!! Hai mangiato un'anguria interaaaa!!!

AmicaFrancese: Eheheh… Sorpresa! Zoccolella in arrivo!!! :-D

Devo sbrigarmi a tornare a Parigi prima dell'arrivo di Zoccolella, sennò l'ospitalità mi tocca pagarmela col babysitting!

* * *

EDIT

Premio "Miss Simpatia 2011"

Xa: Indovina chi è incinta?

Ba: Tu?

Xa: Ma sei scema?! Poi devo prostituirmi per mantenerlo. No no, l'AmicaFrancese. Io un figlio lo faccio se vinco la lotteria…

Ba: E perché, povero piccolo? Tu vinci la lotteria e lui prende il pacco?!

Sms notturno

Alle 04:33 Xanthippe viene svegliata da un sms.
Un sms a cui manca un pezzo, per cui non capisce un beato cetriolo © di quello che c'è scritto.
"Vabbe', il pezzo mancante arriverà tra un po' e potrò ricomporre il messaggio", pensa Xanthippe.
Appoggia il telefono sul comodino e torna a dormire.
Il pezzo mancante però non arriva.
E allora Xanthippe, una volta sveglia, risponde a quell'sms chiedendo lumi.
Scopre così che, dopo una notte insonne e dolorosa, una personcina che lei ha conosciuto cucciola tra i banchi stamattina è diventata mamma.

Auguri, cucciola.

Benvenuto, cucciolo d'uomo.

 

Emilio

La vacanza a Siviglia è finita, tra qualche ora (treemmezza!) si parte, la giornata è stata lunga e faticosa, ma questo post andava scritto da qui.

Oggi Granada.
L'Alhambra.
Solo quella, non c'è tempo di visitare l'Albaicín o la città.
Epperò mancano due ore all'autobus, la cattedrale è a un passo, l'autobus lo prenderò tra un po', tanto impiega 10 min per arrivare in stazione.
E visito la Cattedrale.
E mi fermo in un bar a tapas a fare onore al vino tinto di Granada.
E poi arriva l'ora di partire. Un po' in anticipo, ma meglio, non si sa mai.
"Scusi, è di qua che passa il 33 che va alla stazione degli autobus?", chiedo.
"Sí, pero la Gran Vía está cortada."
"Eh?!?"
"Hay policia."
Occazzo, strada chiusa, niente autobus.
Cartina in mano, mi avvio verso la stazione, fermandomi a chiedere ogni 200m, perché le indicazioni della cartina sono diverse da quelle che mi danno. L'espressione delle persone che fermo, quando capiscono che devo arrivarci a piedi, è un misto di compassione e incoraggiamento.
E poi chiedo di nuovo.
A un uomo sui 55-60 anni, capelli più sale che pepe, baffi, portamento elegante.
Che prima fa per mandarmi alla estación ferrocarril, poi capisce l'errore, chiede meglio e, dopo avermi detto che la stazione degli autobus è lontana (ma va'?), mi dice "Sigueme".
E io lo seguo.
E lui dopo un paio di minuti entra in un parcheggio sotterraneo.
E io continuo a seguirlo pensando che potrebbe essere il maniaco di Granada, che attira le sue vittime nei parcheggi sotterranei e le fa a pezzi, ma mi fido del mio istinto, e continuo a seguirlo.
Entro in macchina, tra una parola e l'altra i timori se ne vanno, si parla del più e del meno. Tiro fuori tutto il mio spagnolo, stentatissimo, lui mi parla nello spagnolo più semplice che esista. Tra una chiacchiera e l'altra, dopo 10min in macchina siamo alla stazione degli autobus.
No, non era il maniaco di Granada, è un uomo perbene che ha visto una persona in difficoltà e l'ha aiutata.
"Non mi è costato niente", ha detto.
Però mi ha salvato il culo.
Questo post è per lui, la mia maniera per dirgli, ancora una volta, "Gracias".

Settimana prossima Emilio viene a Venezia con sua moglie.
Gli ho lasciato il mio numero di telefono, spero che mi chiami.
In quel caso una cena e un vino rosso italiano non ce li leva nessuno.

Nuovi arrivi

Oh, ce ne hai messo ad arrivare!
Ti aspettavamo per il 18 dicembre.
Poi tra Natale e Capodanno.
E’ passato capodanno e di te neanche l’ombra.
Una settimana fa c’era una tizia di mia conoscenza sull’orlo di una crisi di nervi.

***

06 gennaio 2009, 00h01

Sms di Bà: Auguri, befana!

Sms di Xà: Auguri a te! Sei in giro a portare cenere e carbone?

Sms di Bà: No, sono a letto che cerco una posizione in cui non mi faccia male niente… Mission impossible!

Sms di Xà: Ma ha deciso che deve continuare a crescere crescere crescere crescere crescere?

Sms di Bà: Non so cosa abbia deciso lui, ma io mercoledì ho il controllo e non esco dall’ospedale se non lo tirano fuori… a costo di incatenarmi alla sala parto!

***


Alla sala parto poi non ci si è più incatenata,  alla fine ha desistito, anche perché la protesta di una che ogni mezz’ora smonta tutto per correre a fare pipì sarebbe stata alquanto ridicola.
Quanto a te, l’hai tenuta sotto sequestro un’altra settimana.
C’è poco da fare, eri uno spermatozoo a cazzimma e la cazzimma t’è rimasta!
Benvenuto.
E che la vita ti sorrida. Sempre. :o)


Spermatozoo a cazzimma

Dalla mia migliore amica.

"Tieni, guarda un po’ ‘sta foto"

E’ un’ecografia.
La guardo.
Guardo l’amica.
Guardo la data sull’ecografia.
Guardo di nuovo l’amica.
Realizzo.

"Devo essere contenta o dispiacermi per te?"

"Beh, io sono ancora sotto choc, comunque siamo contenti. E’ stata una sorpresa inaspettata, questo sì…"

"Come inaspettata? Eccheccazzo, non siete nati ieri, saprete pure come stare attenti, no?"

"Beh, noi siamo stati attenti. E infatti faccio ancora fatica a spiegarmelo."

"E allora?"

"E allora… Dev’essere stato uno spermatozoo a cazzimma. Io me lo immagino lì, con la coda aggrappata alla punta, pronto a scattare, con l’espressione bastarda in faccia…"

"Cioè?"

"Aspè, mò te lo disegno…"