Il primo vero post su WordPress

Pare facile.
C’ho la sindrome da pagina bianca.

E’ un periodo che, a volerla dire papale papale, è un periodaccio.
Talmente incasinato che la sera mi addormento dopo aver letto due pagine di De Silva.
Due pagine, ho detto.
Di De Silva.
Il De Silva di Vincenzo Malinconico.
Impossibile addormentarcisi sopra.
Eppure.

Il corso di inglese continua.
Io, partita entusiasta, ne avrei già bell’e pieni i coglioni.
Se non fosse che sono tra le più brave (Figur’t ‘o riest!).
E questo mi ringalluzzisce un bel po’.
In ogni caso è un corso di inglese aggratis.
E tanto vale approfittarne.
Adesso siamo al pasto semplice.
I was, I went, I did, I became, I grew up, …
Ho appena copiato l’mp3 de The Canterville ghost nel lettore.
La versione for dummies, naturalmente.
Quella che comincia così.
(Il primo che prova a prendermi per il culo subirà la mia ira funesta che infiniti addusse lutti agli **ei…)

Sto per partire per l’ennesima riunione a scuola.
Di venerdì pomeriggio.
Ma fanculo, va’.
Mi metterò nelle retrovie e porterò un libro.
Non De Silva, che sennò poi sarò costretta a prestarlo.
Clarin. Un libro che basta guardarlo e la voglia di leggerlo è bell’e passata.
Ma mi tocca.
Che almeno ‘ste tre ore servano a qualcosa.

Domenica c’è la rassegna di birra artigianale.
Tornerò a casa storta come una virgola.

Direi che basta.

680km anda e rianda in 24h

Adoro guidare.
Adoro correre.
Adoro l'autostrada a quattro corsie.

Vedere che il display del navigatore accorcia un minuto dopo l'altro l'orario dell'arrivo a destinazione è una goduria pazzesca.

La mia macchinina ha fatto cose che voi umani non potreste immaginare.

Se mi arriva una multa, su questo blog si aprirà una sottoscrizione, bene che lo sappiate.

* * *
 

Ma se voi chiedete a una persona di cantarvi You Shook Me All Night Long e quella persona vi chiede Ma tu lo sai cosa dice il testo, vero?, e voi rispondete di sì e quella persona la canta, ci sarà un qualche vago messaggio subliminale da leggere?

 

Primavera

Stronza?
No, sbronza.

E darsi appuntamento con un'amica che non vedi da un po' ("Che ne dici se invece di passare a prenderti alle 18.30 passo a prenderti un'ora prima, così beviamo di più?" "E me lo chiedi pure?!"), e andare in un posto nuovo, e bere e raccontarsela, un prosecco dopo l'altro.

E aggiornarsi sulle ultime novità, quelle che andrebbero dette e quelle che no.

E chiedere di fare un tiro di sigaretta e sentirsi rispondere di no ("Se me lo chiedi da sobria ti do tutto il pacchetto, ma così no, non fare cazzate, sono tre anni che non fumi").

E, nonostante la sbronza, parlare di terremoti e guerre, chiederle notizie di suo cugino, quel gran figo da paura con cui siete uscite assieme qualche anno fa, e di cui hai una delle poco foto che conservi sul cellulare, quel cugino che quando pensi di aver problemi e casini pensi a lui, che a 14 anni ha visto morire i suoi genitori nello tsunami del 2004 e ricordare le sue parole, che ti resteranno scolpite per sempre nel cervello, "Peggio di quello che mi è successo non potrà mai succedermi", e venire a sapere che le cose non vanno affatto bene, e guardare quell'mms in cui eravate insieme e sorridenti e mandare affanculo il mondo.

E tornare a casa, e ancora mezza sbronza fare una telefonata, e ridere e sorridere e dimenticare le brutture del mondo.

E pubblicare un post un po' sconclusionato, da sbronza.
Un post in cui rendersi conto di essere, nonostante tutto, fortunata.
Stronza, sbronza e fortunata.

E' primavera.