Pare facile.
C’ho la sindrome da pagina bianca.
E’ un periodo che, a volerla dire papale papale, è un periodaccio.
Talmente incasinato che la sera mi addormento dopo aver letto due pagine di De Silva.
Due pagine, ho detto.
Di De Silva.
Il De Silva di Vincenzo Malinconico.
Impossibile addormentarcisi sopra.
Eppure.
Il corso di inglese continua.
Io, partita entusiasta, ne avrei già bell’e pieni i coglioni.
Se non fosse che sono tra le più brave (Figur’t ‘o riest!).
E questo mi ringalluzzisce un bel po’.
In ogni caso è un corso di inglese aggratis.
E tanto vale approfittarne.
Adesso siamo al pasto semplice.
I was, I went, I did, I became, I grew up, …
Ho appena copiato l’mp3 de The Canterville ghost nel lettore.
La versione for dummies, naturalmente.
Quella che comincia così.
(Il primo che prova a prendermi per il culo subirà la mia ira funesta che infiniti addusse lutti agli **ei…)
Sto per partire per l’ennesima riunione a scuola.
Di venerdì pomeriggio.
Ma fanculo, va’.
Mi metterò nelle retrovie e porterò un libro.
Non De Silva, che sennò poi sarò costretta a prestarlo.
Clarin. Un libro che basta guardarlo e la voglia di leggerlo è bell’e passata.
Ma mi tocca.
Che almeno ‘ste tre ore servano a qualcosa.
Domenica c’è la rassegna di birra artigianale.
Tornerò a casa storta come una virgola.
Direi che basta.