Le plaisir du voyage

Dopo una rapidissima toccata e fuga a casanatìa, Xanthippe viene accompagnata alla stazione per fare ritorno a casannordest.
Per motivi che ancora non le sono chiari, l'IntercityNotte diretto che fino al mese scorso l'ha portata a casannordest è stato soppresso, per cui deve cambiare treno a Roma Termini e da lì proseguire.
Nonostante Xanthippe sia una persona tendenzialmente ritardataria, si ritrova in stazione venti minuti prima del previsto. Le viene il sospetto che Cognato abbia superato tutti i limiti di velocità pur di togliersela dalle balle, ma è solo un vaghissimo sospetto su cui non è il caso di soffermarsi.
Fatto sta che, arrivata in stazione e salutati sorella e cognato (S: "Ci vediamo a Natale?" X: "Forse anche prima." C: "Ancora?!"), la nostra eroina alza gli occhi al display che indica i treni in partenza e, alla colonna Ritardi, vede una fila di numeretti che vanno da 5 a 15, accazzo.
C'è il serio rischio che Xanthippe arrivi in ritardo e perda la coincidenza, il che le creerebbe qualche problemino al lavoro. Oltre a tutta una serie di altri problemi di ordine pratico che è meglio non elencare (X: "Ho perso la coincidenza, torno indietro. Fatevi un'altra ora di macchina e venite a prendermi." Qualcosa di questo genere, per capirci).

Guardando meglio, trova la soluzione: è arrivata in anticipo, c'è un altro treno diretto a Roma Termini, anch'esso in ritardo, ma che dovrebbe comunque arrivare prima. In tempo, comunque, per farle prendere la coincidenza. Resta solo da pagare il supplemento, la differenza tra il costo del treno regionale di cui ha il biglietto e l'intercity che ha deciso di prendere. La biglietteria della stazione è ormai chiusa, non resta che parlare col controllore sul treno.
Una volta sul treno Xanthippe, gentilmente ed educatamente, spiega la situazione e fa presente il problema al controllore, ovvero il rischio di perdere la coincidenza nel caso in cui avesse preso il treno regionale.
Il controllore, gentilmente ed educatamente, fa il calcolo e le dice che gli deve quindicieuroeddieci. Il biglietto del regionale le era costato setteeuroessettanta.
Xanthippe bestemmia tra sé e sé e paga. D'altronde non ha altra scelta, non può permettersi di perdere la coincidenza.

Arriva a Roma Termini, gironzola un po' e poi sale sul treno, che è già al binario perché parte da lì.
Il treno viene fatto partire con mezz'ora di ritardo.
Si assiste alla caduta di diversi santi dal paradiso, già attesi da quelli che erano caduti all'atto del pagamento dei quindicieuroeddieci.

Xanthippe, come potrete immaginare, è calma e distesa come una vipera a cui abbiano appena pestato la coda.
A farle compagnia sul treno ci sono cinque turisti stranieri, due di dubbia nazionalità, nel senso che Xanthippe non riesce a capire da dove cazzo vengano, due giapponesi e una turista inglese. Con la voce da Paperino. Che parla per due ore filate coi due giapponesi mentre a Xanthippe sfilano davanti agli occhi i diversi modi di uccidere qualcuno sul treno. Poi, deo gratia, le luci si spengono e le voci tacciono.

Nel mezzo della notte si apre la porta dello scompartimento e una zantraglia urla: "I POSTI 81 E 82 SONO PRENOTATI, QUESTI SONO I MIEI POSTI, VI DOVETE ALZARE!!!"
Xanthippe apre gli occhi, vede la zantraglia entrare nello scompartimento come un bufalo inferocito, valigione d'ordinanza al seguito, alzare il valigione per sistemarlo, franare addosso a uno dei due giapponesi, il tutto mentre continua a urlare: "I POSTI 81 E 82 SONO PRENOTATI, LO CAPISCI O NO??? NON PARLI ITALIANO??? TIRA FUORI I BIGLIETTI, TU NON DEVI STARE QUI, QUESTO POSTO E' MIO!!!"
Xanthippe, unica italiana, cerca di mediare, dice che no, i ragazzi non parlano italiano e che qualche ora prima è passato il controllore e che sì, i ragazzi hanno il biglietto, e che quelli sono i loro posti, e che probabilmente deve esserci un err…
"DU IU SPIK INGLISH? DIS PLEIS IS MAAAAAINNN!!!" urla la zantraglia a un giapponesino che non capisce ma che comincia ad avere lo sguardo terrorizzato.
"Signora, guardi, ho l'impressione che lei si stia sbagliando…"
"HO DETTO CHE QUESTI POSTI SONO PRENOTATI!"
"Signora, ma è sicura di essere nella carrozza giusta? Questa è la carrozza 7."
"O BO', LA SETTE? NON E' LA DUE?"
"No. E' da dieci minuti che sto cercando di spiegarle che deve essersi sbagl…"
"TUTTO QUESTO E' SUCCESSO PERCHE' NON AVETE TIRATO FUORI I BIGLIETTI QUANDO VE L'HO CHIESTO! E SE NON LI AVETE TIRATI FUORI VUOL DIRE CHE QUALCUNO NON E' IN REGOLA!"
Detto questo, tira giù il valigione ed esce dallo scompartimento.
Xanthippe, ormai à bout de patience, le urla dietro "CHETTESTADICAZZO!" La zantraglia non replica.

Qualche minuto dopo VoceDaPaperino prende un cartoncino colorato caduto a terra. Lo apre, guarda, sembra non capire di cosa si tratti, guarda Xanthippe, glielo porge.
Xanthippe lo apre. E' una busta di trenitalia, dentro ci sono due biglietti, posti 81 e 82, carrozza due.
Xanthippe apre lo sportellino del cestino delle immondizie, ce lo lascia finire dentro e spegne la luce.
Ora si può dormire.

[Cazzo, ma un viaggio tranquillo riuscirò a farlo, prima o poi?!?]

Emilio

La vacanza a Siviglia è finita, tra qualche ora (treemmezza!) si parte, la giornata è stata lunga e faticosa, ma questo post andava scritto da qui.

Oggi Granada.
L'Alhambra.
Solo quella, non c'è tempo di visitare l'Albaicín o la città.
Epperò mancano due ore all'autobus, la cattedrale è a un passo, l'autobus lo prenderò tra un po', tanto impiega 10 min per arrivare in stazione.
E visito la Cattedrale.
E mi fermo in un bar a tapas a fare onore al vino tinto di Granada.
E poi arriva l'ora di partire. Un po' in anticipo, ma meglio, non si sa mai.
"Scusi, è di qua che passa il 33 che va alla stazione degli autobus?", chiedo.
"Sí, pero la Gran Vía está cortada."
"Eh?!?"
"Hay policia."
Occazzo, strada chiusa, niente autobus.
Cartina in mano, mi avvio verso la stazione, fermandomi a chiedere ogni 200m, perché le indicazioni della cartina sono diverse da quelle che mi danno. L'espressione delle persone che fermo, quando capiscono che devo arrivarci a piedi, è un misto di compassione e incoraggiamento.
E poi chiedo di nuovo.
A un uomo sui 55-60 anni, capelli più sale che pepe, baffi, portamento elegante.
Che prima fa per mandarmi alla estación ferrocarril, poi capisce l'errore, chiede meglio e, dopo avermi detto che la stazione degli autobus è lontana (ma va'?), mi dice "Sigueme".
E io lo seguo.
E lui dopo un paio di minuti entra in un parcheggio sotterraneo.
E io continuo a seguirlo pensando che potrebbe essere il maniaco di Granada, che attira le sue vittime nei parcheggi sotterranei e le fa a pezzi, ma mi fido del mio istinto, e continuo a seguirlo.
Entro in macchina, tra una parola e l'altra i timori se ne vanno, si parla del più e del meno. Tiro fuori tutto il mio spagnolo, stentatissimo, lui mi parla nello spagnolo più semplice che esista. Tra una chiacchiera e l'altra, dopo 10min in macchina siamo alla stazione degli autobus.
No, non era il maniaco di Granada, è un uomo perbene che ha visto una persona in difficoltà e l'ha aiutata.
"Non mi è costato niente", ha detto.
Però mi ha salvato il culo.
Questo post è per lui, la mia maniera per dirgli, ancora una volta, "Gracias".

Settimana prossima Emilio viene a Venezia con sua moglie.
Gli ho lasciato il mio numero di telefono, spero che mi chiami.
In quel caso una cena e un vino rosso italiano non ce li leva nessuno.

NO8DO

La prima cosa che colpisce di Siviglia sono gli aranci.
Aranci dappertutto, colmi di frutti.
Mi piacciono, gli aranci.

La seconda è l'architettura.
Si vede, sì, che gli arabi sono passati di qui.

E poi NO8DO, il simbolo della città, dappertutto.

E le carrozze coi cavalli.
Quelle no, non mi piacciono. I cavalli puzzano e trovi "ricordi" dappertutto.
La stessa cosa che non mi era piaciuta di Vienna.
La puzza intensa dei cavalli.
Che meno male che oggi non si usano più, chissà che puzza, le città, una volta.

Il primo giorno è passato indenne.
Ho fatto quello che faccio sempre, in ogni nuova città.
Macino chilometri a piedi.
Cammino, mi guardo intorno, prendo confidenza.
Mi perdo, mi ritrovo.

Un bel primo giorno.
Se dimentico (ma non dimentico) il mostrillo sull'aereo e i bancomat che si rifiutavano di farmi prelevare.

Bon, vado.
Siviglia mi aspetta.

Voi avete suggerimenti, consigli, dritte?

Beh, non è che poi sia andato tuttotutto storto, eh!

Il viaggio è stato… boh, trovate voi un aggettivo.

Ma Parigi è sempre Parigi.
E te ne accorgi dai particolari.

Quando cammini nella metropolitana e improvvisamente senti una musica, e vai avanti e resti incantata. E come te altra gente. Perché la metropoli impone ritmi veloci, epperò di fronte all'arte ci si ferma. E si gode.

Quando gironzoli tra le bancarelle del mercatino di Natale sugli Champs Elysées, e un'altra musica, rock stavolta, ti attrae. E ti avvicini e vedi un pazzo schizzato che…

Quando Monet ti si nega per due volte, ma alla terza ti fa dono di una mostra meravigliosa, la più bella in assoluto.

Quando, attraversando le strisce pedonali sugli Champs Elysées, senti un padre che dice a suo figlio: "Ça c'est l'avenue la plus belle du monde." E tu sei d'accordo.

Quando esprimi un desiderio, e il tuo desiderio è vedere Parigi innevata. E Parigi ti accontenta. Ed esagera anche un po'.

Quando la Tour Eiffel gioca a nascondino.

Quando, semplicemente, cammini e ti senti felice.

Quando, alla fine, dopo cinque giorni di inutili ricerche, riesci a trovare le chouquettes.
E le condividi a colazione, il giorno dopo, con l'amica che ti ha salvato il culo da un viaggio che poteva essere molto più disastroso di quanto non è stato.

Questa è Parigi.
E molto di più.

Voyage à Paris – il ritorno

Perché se credevate che il viaggio di andata fosse stato avventuroso, non avete idea del viaggio di ritorno.
A mezzogiorno Xanthippe esce dalla metro per andare a Beaubourg e viene investita da una tempesta di neve.
Chebbello! e Occazzo! sono i due pensieri che le attraversano il cervello in rapidissima successione.
Alle quattreunquarto la vostra eroina è a Porte Maillot, da dove, un quarto d'ora dopo, partirà la navetta che la accompagnerà in aeroporto mettendo fine alla sua vacanza.
La navetta parte.
Al rallentatore.
Poco più di 3km in un'ora e mezza.
Xanthippe e i viaggiatori si preoccupano, l'autista li rassicura: "L'avion nous attend."
Il traffico è completamente in tilt, sulla navetta cresce l'agitazione, ma l'autista è calmo e sereno, e ripete: "L'avion nous attend."
Il paesaggio intorno è stupendo, Xanthippe è tranquilla e si gode il panorama, tanto "l'avion nous attend".
A un certo punto giunge voce che l'aereo con destinazione Barcellona, in partenza dopo quello della vostra eroina e la cui navetta è partita dopo, è stato fatto decollare. Un dubbio comincia a serpeggiare tra i viaggiatori: ma siamo sicurisicuri che "l'avion nous attend"?
Xanthippe via sms chiede conferma del suo volo a Winter, collegata in tempo reale al sito dell'aeroporto.
Alle nove di sera, un quarto d'ora prima dell'arrivo in aeroporto, un sms di Winter. "Internet lo dà decollato."
Xanthippe alza il culo e va dall'autista che, con una faccia di bron… no, pane al pane, con una gran faccia di culo se ne viene fuori dicendo di aver semplicemente riferito quello che gli era stato detto, che il suo compito è solo quello di accompagnare i viaggiatori in aeroporto e che tutto il resto "ce n'est pas mon problème."
Xanthippe, qual novella Masaniella, cerca la sollevazione popolare, ma trova un branco di quaqquaraqquà.
Arrivati in aeroporto si scopre che l'aereo è effettivamente decollato.
Sono le noveunquarto di sera, di ritornare a Parigi non è cosa, urge una soluzione alternativa.
Al check-in danno come unica possibilità per la sera cambiare il volo e prenderne uno destinazione Bergamo.

Xà: "Che ne diresti di venire a prendermi a Orio al Serio?"

Wii: "Eh?!"

Xà: "Eh."

to be continued…
(o forse no)
 

Voyage à Paris – l'andata

Oggi è l'ultimo giorno.
Stasera c'è un aereo che mi aspetta all'aeroporto (o almeno spero che ci sia) e poi torno a casetta.

Diciamo che non è stato il solito viaggio facile facile.
Diciamo che la vacanza non è nata proprio sotto i migliori auspici.

Dalla prenotazione del biglietto all'arrivo a Parigi.
Xanthippe prenota l'aereo.
Il mattino dopo viene fermata dai vigili che le fanno 155€ di verbale.
Il giorno prima della partenza la XanMobile finisce dall'elettrauto.
Non è dato sapere quanto le costerà l'intervento, perché l'elettrauto ha detto che "doveva fare i conti" e Xanthippe doveva partire. Domani si saprà. Probabilmente il conto servirà a pagare le prossime vacanze dell'elettrauto.
L'arrivo in aeroporto, il controllo e la partenza procedono normalmente.
Durante il viaggio Xanthippe e gli altri viaggiatori vengono informati che l'aeroporto di Beauvais è stato chiuso, e che l'aereo sarà dirottato a Charleroi.
"Vabbe' – pensa Xanthippe – ci scappa pure una birra belga."
"Abbiamo detto Charleroi? No no, anche Charleroi è chiuso. Atterreremo a Francoforte."
Francoforte. Cinquecento e passa chilometri da Parigi.
L'aereo atterra alle 19:20, il bus che porterà Xanthippe a Parigi arriva alle 22:15.
Dopo un lungo viaggio notturno Xanthippe e gli altri viaggiatori vengono depositati alla Gare du Nord.
La metro è ancora chiusa. La biglietteria anche. C'è la biglietteria automatica, che prende solo monete e non dà resto.
Xanthippe apre il portafoglio e si rende conto di non avere monete a sufficienza. Si avvicina come una clocharde a un'allegra famigliola e chiede se hanno 40 centesimi. Il capofamiglia le dà una moneta da 50 centesimi e le dice: "Tenga il resto." O_o
La metro apre i battenti.
Xanthippe bussa alla porta della sua amica alle 6:15.
Saluta e si butta a letto.

E questo è stato l'inizio.
Stasera (forse) torno e (forse) vi racconto il resto.

Scalini…

Quando, sull’ascensore che portava sulla torre della Sagrada Familia, il tizio ha detto che per tornare giù avremmo potuto prendere l’ascensore o scendere a piedi, avrebbe dovuto precisarlo, che gli ultimi cento e passa scalini erano questo!