A volte faccio delle gran cazzate, dettate da distrazione, scarsa attenzione, dimenticanza.
Cazzate che coinvolgono non solo me, ma anche altre persone.
Cose che, a ruoli invertiti, mi farebbero girare le palle a pala d'elicottero, e che -in effetti- fanno girare, a chi le subisce, le palle a pala d'elicottero.
Se non che sembrerebbero pronte a sbranarmi, a spellarmi viva, a infliggermi le peggiori torture, e poi, per ragioni imperscrutabili, la situazione si capovolge, quasi.
Pensiamo a oggi, per esempio.
Visita guidata al museo.
Visita di cui avrei dovuto sapere da mesi, ma di cui avevo rimosso la data da altrettanti mesi, ho fatto mente locale lunedì, tornando a scuola, quando alcuni bambini si sono presentati con autorizzazioni e soldi.
"Dove si va?", ho pensato.
Non ho osato chiederglielo, vabbe' i miei alunni lo sanno che devono dirmi le cose perché me le dimentico, e mi avrebbero guardato con la loro espressione rassegnata e comprensiva e mi avrebbero aggiornata.
Comunque, oggi uscita didattica, tutto il giorno fuori.
A qualche minuto dal rientro, mentre siamo in autobus, squilla il cellulare.
E' una mia collega. E amica.
Rispondo dicendo: Stiamo arrivando, cinque minuti e siamo lì, bloccate i pulmini, in caso.
Lei mi fa: Non è per questo che ti chiamo. Volevo dirti di prepararti. Oggi avevi la prima lezione di laboratorio con l'esperta.
Io: Oh cazzo, me ne sono completamente dimenticata!
Lei: Questo si era capito. L'esperta era incazzata come una iena. Te ne ha dette che metà bastava.
Io: Grazie per l'avvertimento.
Arriviamo a scuola.
La responsabile mi aspetta sulle scale dell'ingresso, mi guarda e mi fa: Devo parlarti.
E io: Già so.
E lei: Era nera. Non l'ho mai vista così. Fossi in te domani farei sciopero, così passa un po' di tempo prima di rivederla e magari le sbollisce la rabbia.
Io: Così nera?
Lei: Di più.
Entro a scuola, seguita dai bimbi.
La campanella per l'uscita è appena suonata, due bidelle stanno per andare in un'aula a fare le pulizie. Mi guardano e dicono, all'unisono: Ah, Xanthippe, sapessi…
Io: Lo so, sono stata avvertita.
Loro: Era proprio arrabbiata, ma tanto.
Io: Immagino.
Loro: Guarda sulla lavagnetta delle comunicazioni.
Guardo.
A caratteri cubitali c'è scritto:
PER XANTHIPPE:
LA PRIMA LEZIONE DEL LABORATORIO ERA FISSATA PER OGGI.
LE DATE ERANO STATE COMUNICATE DA SETTIMANE.
L'ESPERTA.
Direi che sì, l'esperta è incazzata nera.
Arrivo a casa, chiamo scuola e mi faccio dare il suo numero.
La chiamo.
Mi riconosce subito.
Mi scuso.
E nel giro di un minuto la situazione si capovolge, Son cose che possono capitare, stavolta è capitato a te, la prossima potrebbe capitare a me, mi sono arrabbiata perché oggi ho avuto una marea di contrattempi e ho dovuto incastrare un bel po' di cose per riuscire a venire, arrivo e non trovo nessuno, mi dicono che siete via tutto il giorno, capisci, mi sono incazzata, vabbe' dai, è andata così, non pensiamoci più, non stare a scusarti, apprezzo molto che tu mi abbia chiamato, comunque. Ci vediamo domani, ciao.
E non ho dovuto neanche sbattere i miei occhioni dolci.
Stronzate a parte, io non riuscirei a perdonare così facilmente.
E soprattutto a perdonarmi.
E mi stupisco ogni volta che invece gli altri lo facciano.
E fatico a capire perché.