Quel che c’è di bello

Quel che c’è di bello in questa tesi che mi sta facendo abbastanza dannare, perché dopo una giornata coi piccoli mostri e riunioni a non finire è abbastanza complicato mettersi sui libri a studiare e a scrivere, quel che c’è di bello, dicevo, è che ti trovi a rileggere e a studiare quegli argomenti che adoravi all’università, e leggi, e sorridi, soddisfatta e appagata, perché il pensiero umano è qualcosa di meraviglioso.
E nulla, leggevo questa citazione di Calvino e mi è spuntato un sorriso.

“Ogni nuovo libro che leggo entra a far parte di quel libro complessivo e unitario che è la somma delle mie letture. Questo non avviene senza sforzo: per comporre quel libro generale, ogni libro particolare deve trasformarsi, entrare in rapporto coi libri che ho letto precedentemente, diventarne il corollario o lo sviluppo o la confutazione o la glossa o il testo di referenza. Da anni frequento questa biblioteca e la esploro volume per volume, scaffale per scaffale, ma potrei dimostrarvi che non ho fatto altro che portare avanti la lettura d’un unico libro.”
Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore

Lui che non c’è

Primo giorno di scuola. Chi arriva da solo, chi accompagnato dai genitori, chi corre ad abbracciarmi, chi mi saluta con un “Buongiorno” timido.
Ritrovarsi, dopo tre mesi, è sempre un’emozione.
E mentre i piccoli si sistemano tra i banchi, tra grandi ci si saluta e si scambiano due chiacchiere.
C’è un banco in meno, quest’anno.
Al rientro, ai primi di settembre, ho saputo che avevi cambiato scuola, che non ci saresti stato. Mentirei, se dicessi di non averci sperato.
Sono stati due anni complicati, i nostri.
Io venivo da una convivenza lavorativa disastrosa con Zizzania, che mi aveva portato a chiedere il trasferimento e a ricominciare altrove, casa nuova, scuola nuova, tutto da ricostruire. Tu facevi l’ingresso in prima elementare, scuola nuova, compagni nuovi, tutto da costruire.
Le cose non sono state semplici, né per me né per te.
Io ho trovato una classe numerosa e piuttosto complicata, e una collega che, se possibile, mi ha fatto rimpiangere Zizzania, tu hai fatto fatica a entrare nel gruppo, che pure era un gruppo nuovo, che si stava appena costruendo.
Sono stati due anni che definire difficili è poco.
Due anni di tentativi a vuoto, di incontri, di parole al vento, di riunioni che non hanno portato a niente. Due anni di “stronza”, di oggetti lanciati, di “ti odio”, di urla e di fughe, di “puoi dire quello che vuoi, tanto mio padre ha detto che di quello che dici tu non gliene frega niente”. Due anni di delegittimazioni, di chiacchiere dietro le spalle, di gesti squallidi, fino all’ultima meschinità che ha squarciato definitivamente il velo e ha portato tutti gli altri a fare muro per difendermi.
L’ultimo mese di scuola, lo scorso anno, è stato tremendo. Contavo i giorni all’alba, sono arrivata alla fine reggendo l’anima coi denti.
Non sapevo cosa avrei trovato ad aspettarmi, quest’anno. Sarei bugiarda se dicessi che non ho sperato che succedesse quello che è successo.
E no, non mi sento in colpa a dire che sono sollevata. E che inizio questo nuovo anno con una serenità ritrovata.
Ti auguro miglior fortuna altrove. Che sia, anche per te, un nuovo inizio e un buon inizio.

 

E il viaggio continua…

Ci siamo quasi.
Un giorno e una manciata di ore, e poi si ricomincia.
Aspetto di sapere chi mi accompagnerà in questo viaggio, chi condividerà con me questo nuovo anno scolastico. Tengo le dita incrociate e mi dico che le plus beau reste à venir, come diceva una canzone che mi ha fatto compagnia diversi anni fa, quando ero appena emigrata al nord.
E mi avvio con fiducia. Perché di fasciarmi la testa prima di essermela rotta non ho voglia.
E comunque qualcosa di buono e positivo è già successo.
Un passo alla volta.

Buon anno scolastico a tutti voi.
A chi è dietro una cattedra.
A chi è dietro un banco.
A chi sopporta e supporta chi è dietro una cattedra e dietro un banco.
Si ricomincia! :)