“Un visionario tra i ciarlatani” (cit.)

Ti ho scoperto tardi, ma ancora presto, in un certo senso, quando non eri ancora diventato un fenomeno commerciale e si faticava a trovare un tuo libro in giro. Avevo letto di te in un articolo su Repubblica, lo avevo ritagliato e messo via. Chissà dov’è finito, quell’articolo. Forse col trasloco salterà fuori, forse è perso per sempre. Leggerlo mi portò dritta dritta in biblioteca, dodici anni fa, a mentire alla bibliotecaria per poter avere, da non residente, in prestito e non solo in lettura l’unico tuo libro che avevano in catalogo. La lettura di quel libro fu una folgorazione.
Poi, per un concorso di circostanze, sei diventato un fenomeno commerciale. E alla facilità con cui riuscivo finalmente a reperire i tuoi libri faceva da contrappunto una sorta di… boh, tradimento, non so bene come definirlo. Eri “mio”. Trovare improvvisamente tutti i tuoi libri in bella mostra sugli scaffali di tutte le librerie, beh, mi faceva un effetto strano. A cui seguiva una sorta di “Sì’, vabbe’, voi lo state conoscendo adesso, ma io lo conoscevo già” che mi consolava, almeno un po’.
Eri un pazzo schizzato, un genialissimo pazzo schizzato.
Ti adoravo e ti adoro.
Eri attuale ai tuoi tempi, e sei attualissimo adesso.
Nessuno, leggendoti, direbbe che sei morto, oggi, trent’anni fa.

Apprezzo moltissimo che mi abbiate chiesto di condividere con voi alcune delle mie idee. Un romanziere porta costantemente con sé ciò che la maggior parte delle donne porta nella borsetta: molta roba inutile, pochi oggetti assolutamente essenziali e, per ogni evenienza, un gran numero di cose che stanno a metà strada. Ma il romanziere non porta con sé tutto questo fisicamente, perché l’oggetto del suo possesso è mentale. Di tanto in tanto aggiunge una nuova idea completamente inutile; di tanto in tanto, con riluttanza, elimina la spazzatura – cioè le idee chiaramente prive di valore – e se ne libera con qualche lacrima sentimentale. Una volta ogni tantissimo, però, gli capita di imbattersi casualmente in un’idea per lui davvero sorprendentemente nuova, che egli spera sia nuova anche per gli altri. È questa categoria finale che dà dignità alla sua esistenza. Di queste idee senza prezzo, nel corso dell’intera vita, egli può al massimo acquisirne un piccolo numero. Ma è sufficiente; grazie a loro, il romanziere ha giustificato la sua esistenza a se stesso e al suo Dio.
Philip K. Dick, Se questo mondo vi sembra spietato, dovreste vedere cosa sono gli altri

18 thoughts on ““Un visionario tra i ciarlatani” (cit.)

  1. a me lo ha fatto scoprire mio figlio grande, tanti anni fa
    portò a casa il libro e disse: leggilo tu, per piacere; l’ho cominciato, mi piace ma mi fa spavento
    l’ho letto e gli ho detto: niente paura, ce la puoi fare
    e ogni tanto me ne porta un altro, anche adesso che non vive più in questa casa
    e io sono contenta
    ciao

  2. Yban, io cominciai leggendo The Metz speech (“Se questo mondo vi sembra spietato…”) in una traduzione fuori commercio (quella da cui ho tratto la citazione). Fu una tale folgorazione che, non riuscendo a trovarlo in libreria, lo fotocopiai. Settantuno pagine visionarie e incredibili. La mia passione per Dick è cominciata da lì.

    • cara Xanthippe, lascia che mi unisca al coro di apprezzamenti. Ho letto tanta fantascienza del tuo amico Dick, che non mi ha mai deluso, anche se riconosco di averlo letto in spiaggia, senza dargli il valore che certamente merita.
      A livello di Dick, per originalità, plausibilità, attualità delle idee, io ci metto Bradbury, quello di tante brevissime storie dal finale sconvolgente. Chissà se sei d’accordo ?

    • Assolutamente d’accordo.
      Dick, però, a quanto pare alle cose che scriveva credeva sul serio.
      E anch’io non faccio molta fatica a crederci. Devo essere un po’ pazza schizzata anch’io.

      • lui però era strafatto di anfetamine…non sembra che ci si liberi mai davvero dagli effetti neurologici, anche dopo la disassuefazione.
        Io non penso che tu… o pure quello? ;-)
        (dico: Bacco e Venere pubblicamente ammessi, Tabacco non si sa, altro…mah..)

        infine : (si licet parva componere magnis) quando io scrivo che parlo il gamberettico, il mantico, il delfinico, il nudibranchico …tu credi che scherzi?

      • Bacco e Venere non possono essere negati, e neanche li negherei, Tabacco c’è stato ma ora non più. E c’è stata pure qualche canna. Oltre non sono andata. Nel senso che, essendo già “andata” di mio, non avevo bisogno di aiutini…
        :o)

        Il fatto stesso che tu fossi figlia di quella là, in effetti, non deponeva a tuo favore. Normale non potevi essere, poco ma sicuro.

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