Open

Una vittoria non è così piacevole quant’è dolorosa una sconfitta. E ciò che provi dopo aver vinto non dura altrettanto a lungo. Nemmeno lontanamente.

 Andre Agassi

41 thoughts on “Open

    • Ma no, ma no, niente pessimismo. E’ che sto leggendo Open e questa frase mi ha colpita. E detta da uno che sul campo ha vinto molto ma ha anche subito molte sconfitte acquista un significato ancora più profondo, secondo me.

      • Giap, non so quanto possa piacere a un quindicenne, anche perché Open è la biografia di Agassi. A me, che ricordo quegli anni e che in quegli anni seguivo il tennis, sta piacendo. E sono convinta che piacerebbe anche a te. Al tennista di casa, ripeto, boh, non so.

  1. Se questa frase l’ha scritta uno che ‘qualche volta’ ha anche vinto, cosa potrebbe dire uno che di vittorie ne ha solo sentito parlare?
    Così, tanto per iniziare bene la settimana….

      • Premetto che Agassi è stato uno dei giocatori che più ho apprezzato in passato.Nulla da dire su di lui come giocatore o come persona. Il ‘qualche volta’ era volutamente ironico: l’ho infatti virgolettato apposta: credo solo che il numero delle sue vittorie possa superare in piacevole intensità il dolore anche bruciante per le sconfitte subite. E se anche almeno una volta siamo stati vincitori, secondo il suo ragionamento cosa avremmo dovuto fare?

      • Francesco, resta il fatto che, come dice Ale più giù, tra il piacere per la vittoria e il dolore per la sconfitta, il dolore pesa di più. A prescindere dal numero di vittorie o di sconfitte.

  2. È vero. Però non è una cosa insita nella vittoria, è l’uomo che per natura è più colpito dalle sconfitte che dalle vittorie. Un grande “secondo me” davanti a tutta questa frase :)

  3. Appunto, Xan, appunto!!! il dolore per la sconfitta pesa di più: diciamo la stessa cosa, con la sola differenza che qualcuno, qualche volta, ha ANCHE vinto. La maggior parte degli umani nemmeno quello.

    • Se chi conosce il dolore per la sconfitta lo ritiene più pesante del piacere per la vittoria vuol dire che ha un metro di paragone, e che qualche vittoria al suo attivo deve averla. Per quanto rara o per quanto piccola.

  4. Agassi???
    Dopo il mitico Stefan Edberg tutti, dico tutti, muratori!!!! (mi scuso con la categoria tutta dei muratori per il paragone, ma, al posto della pallina e della racchetta: martelli pneumatici e mattoni, questo volevo dire.)
    Dio, ancora oggi sogno la sua volée di rovescio, la p-e-r-f-e-z-i-o-n-e!
    Dopo di lui nessuno, è stato l’ultimo capostipite di quel tennis fatto di testa, forza ed eleganza allo stato puro. Ed io, inesorabilmente, da sfegatata appassionata quale ero, al suo ritiro, ho perso ogni interesse per ggggente che sembra avere in mano una mazza da baseball…
    Se sei una appassionata: dimmi che pure a te manca quel tennis lì!!!
    Ciao, Muttina, scusa lo sfogo ma ci tengo a perorare la mia causa (persa).

    • Borderina cara, tu attribuisci alla tua muttina delle competenze che proprio non ha, perché lei il tennis lo guardava fondamentalmente per un paio di motivi che hanno a che fare sì con la passione, ma non proprio per il tennis… i nomi Mats Wilander e Guga Kuerten ti dicono nulla? E Agassi anche, che coi suoi capelli da mohicano e i pantaloncini di jeans, faceva la sua porca figura. Vabbe’, sì, poi ai tempi mi piaceva un ragazzetto appassionato di tennis per cui mi sparavo tornei su tornei in tv. Di tennis, quindi, non capivo e non continuo a capirci una sega. Ma un ripassino col Guga lo farei, sì sì.
      ;o)

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