lo stato dell’arte – parte seconda

che, si era bell’e capito, non è una classe facile.
che, quando me l’avevano proposta, quest’estate, avevo pensato: stessa classe dell’anno scorso, stesse materie dell’anno scorso, ho una marea di materiale bell’e pronto, sarà un anno di tutto riposo, l’ideale per cambiare scuola e ambientarsi meglio.
illusa.
perché, bisogna dirlo, io son scafata, ma certe volte biancaneve mi fa marameo. e non m’è proprio passato per l’anticamera del cervello di pensare che chissà, forse, c’era il trucco da qualche parte.
e infatti.
perché la classe è sì indietro col programma, ma quello è il meno.
non è una classe facile, proprio no.
e, come ho cominciato a sospettare dopo un po’, e come mi è poi stato confermato, tutte le insegnanti a cui è stato chiesto di farsi carico di quella classe hanno bellamente mimato il gesto dell’ombrello e hanno detto no, grazie.
ed è quello che avrei fatto anch’io, molto probabilmente, se non ci fossero state delle omissioni strategiche e avessi saputo tutto quello che c’era da sapere.
e invece.
è una classe complicata. e sarà un anno complicato. ma, a due mesi dall’inizio, al di là di tutti i problemi e di tutti i casini e di tutte le medicine che ‘sti mostrilli mi costeranno per l’ulcera e per il nervosismo, sono contenta di averla scelta. contenta di averli scelti.
perché hanno sempre il sorriso sulle labbra, sono simpatici, allegri, casinisti.
sono bambini.
devono solo imparare a capire che a scuola si studia.
qualcuno ha già cominciato a capirlo.
per gli altri, ho ancora sette mesi davanti.
e una grandissima dose di pazienza e di testardaggine.

mi manderanno al manicomio.

(e manco un genitore figo che “tra sette mesi, quando non sarò più la maestra di tuo figlio, ne riparliamo”. cheppalle.)

29 thoughts on “lo stato dell’arte – parte seconda

    • Più che altro ci vorrebbe un piede di porco per aprire con una certa decisione quelle belle testoline e farci entrare tre regole messe in croce, visto che l’alternativa “studiate” pare funzionare poco.

  1. Pò me l’ha scritto appena ieri in una mail uno dei due titolari che mi pagano lo stipendio, dottore in economieccommercio. Insieme a fà.
    Ma io non ce l’ho con lui, ce l’ho con chi gli ha dato la laurea da incorniciare in ufficio.

    • E’ il fiume Po che scrivevano con l’accento, po’ lo scrivevano senza apostrofo e senza accento. Da un mese a questa parte, a furia di dai e dai, sulla differenza tra Po e po’ ci siamo.
      Adesso restano da consolidare quelle tra ne-né, te-tè, si-sì, e poi finalmente sarà l’ora di introdurre da’, fa’, sta’… E a quel punto mi godrò i fuochi pirotecnici di accenti e apostrofi messi completamente accazzo.

  2. Almeno ti fanno sorridere…
    Un anno interminabile (quasi due), trascorso inutilmente a spiega’ in mille salse possibili l’accento sulle terzine, ad un adolescente maleodorante-ipergriffato-svogliato, ha provocato danni irreversibili alla mia autostima. L’anticristo della musica, un bradipo musicale al pianoforte, ma non vorrei offendere i bradipi. Ovviamente, la madre pensava al solito caso del genio incompreso e, manco a dirlo, la colpa era della sottoscritta! Poi, il poraccio in questione, voleva solo suonare la chitarra, possibilmente non classica! Ma ora, grazie alla mammamanager, tenta di suonare quest’ultima.
    Ecco, così, per dire.

  3. E’ bello. Poi arrivano alle superiori. E le hanno dimenticate tutte.
    Comunque, lo sai anche tu: durante è un massacro. Dopo sarà una delle soddisfazioni maggiori della tua carriera. (Da un po’ di tempo a questa parte la mia carriera è fatta solo di soddisfazioni maggiori, e io inizio a farmi qualche domandina).

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