A tirar troppo la corda

– Quando l’ho accompagnata all’uscita aveva le lacrime agli occhi, quasi piangeva.
– E dovrei esserne dispiaciuta?
– No no, dicevo solo per dire. Dopo che t’ha rotto i coglioni per tutto ‘sto tempo era il minimo. Anzi, mi meraviglia che tu sia riuscita a tenere a freno la lingua.

L’incontro di oggi con la signora B., undicesima piaga d’Egitto, è stato egregiamente gestito – su mia richiesta – da CollegaAMezzoServizio e CollegaTenero. Io ho tenuto la bocca chiusa – su loro richiesta – tutto il tempo. Me la sono morsa, anche, diverse volte. Zitta. Muta. Poi, oh!, quando già aveva capito di aver pestato una merda ha fatto la cazzata di guardarmi – non l’aveva mai fatto in mezz’ora – e chiedermi se avevo qualcosa da dirle.
Avrò parlato per trenta secondi. Forse anche meno.
Mi sa che devo seguire un corso base di diplomazia. Forse anche no.

12 thoughts on “A tirar troppo la corda

  1. Mo’, battute sceme a parte, veramente si può avere l’impressione che io sia “una persona cattiva! Brutta dentro!” (cit.). E forse è così, eh, non mi ci sono disegnata. E però c’è un limite all’umana pazienza.
    Rapido ripepilogo:
    * ho una classe che – per alterne vicende – è rimasta indietrissimo col programma e non è assolutamente abituata a lavorare e a studiare
    * ho i genitori sul piede di guerra per quanto successo in passato perché la girandola di supplenti – perlopiù inetti – che sono girati su quella classe l’hanno presa – per motivi che non sto a spiegarvi – come uno sfregio personale, qualcosa di fatto apposta per danneggiarli
    * quegli stessi genitori mi hanno puntato contro il fucile, pronti a sparare se avessero avuto anche solo l’impressione che stessi commettendo una piccola leggerezza. Avevano le loro ragioni, ma lavorare camminando sulle uova non è proprio il massimo della vita.
    Questa la situazione generale.
    Poi c’è la signora B., che è un caso a parte. La signora B. mi è stata presentata fin dall’inizio come una rompicazzi di prima categoria. “Non ti azzardare a darle il tuo numero di cellulare o sarà la tua fine!”, mi hanno detto. Non gliel’ho dato. Ma me l’ha chiesto.
    Alla signora B. non sta bene niente. Mai. Ha sempre da chiedere chiarimenti e contestare. Se la sua progenie va a casa e dice una cazzata, la parola della progenie è oro colato e io devo giustificarmi. Con lei? Nooo, figuriamoci! Col mio diretto superiore, ossia il preside? Nooo, ma che scherziamo?! In questi mesi ho dovuto rendere conto e ragione del mio operato a gente a cui non sono tenuta a dare spiegazione alcuna. E invece per quieto vivere l’ho fatto. Non una volta. Non due. Non tre. Non quattro. E ogni volta ho poi rammentato alla signora B. che se ha qualcosa da chiedere o qualche dubbio da chiarire, io sono pronta a chiarirglielo di persona. In cinque mesi ho contato – tra i colloqui con lei e quelli con persone “altre” – dodici incontri. Dodici. Una media, per difetto, di un incontro ogni due settimane. E di sicuro ne ho dimenticato qualcuno. L’ultima volta che mi è piombata in classe una persona a chiedermi spiegazioni non ci ho visto più. Quelle spiegazioni le ho date, anche se non ero tenuta a farlo, quella persona ha convenuto con me che non c’era nulla da contestare, ma il vaso era colmo. E si è arrivati all’incontro di qualche giorno fa, quello del post. In mezzo minuto ho detto poco e niente, e, facendo violenza su me stessa, sono stata anche garbata. Ma il linguaggio del corpo ha parlato per me, e deve averle detto, chiaro chiaro, “hai bell’e rotto il cazzo. mò basta!”. E lei è uscita da scuola con le lacrime agli occhi, quasi piangeva.
    E io sono una persona cattiva, brutta dentro.
    M’importa assai di essere considerata cattiva e brutta dentro se riuscirò a lavorare senza gatti aggrappati ai coglioni per i prossimi tre mesi e mezzo.

    Xanthippe, brutta e cattiva. ;o)

      • Attore, sul palco.
        – Metà di questa sala è composta da perfetti imbecilli!
        Bagarre in platea, l’impresario richiama l’attore dietro le quinte.
        – Ma sei scemo? Ma ti par modo? Esci fuori e rettifica immediatamente quello che hai detto.
        L’attore, di nuovo sul palco.
        – Volevo scusarmi con voi e rettificare quello che ho detto poc’anzi: metà di questa sala non è composta da perfetti imbecilli.

        Bella. Fuori.
        :o)

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