E siamo solo a due settimane dall’inizio

Pausa ricreazione.
Lui piange, disperato, accusato per qualcosa che dice di non aver fatto.
Lei lo aggredisce verbalmente, urlandogli che non vede l’ora di parlare con i genitori, nel pomeriggio, per dirgliene quattro.
Lui, tra le lacrime, cerca di difendersi, afferma di non aver fatto quello di cui lo si sta accusando.
L’altra assiste, un po’ impotente, un bel po’ incazzata, perché certi modi e certi termini non riesce a tollerarli. Poi lascia la classe e va a chiedere lumi a una persona presente al “fattaccio”. E scopre che lui non sta mentendo, che sta difendendo, tra le lacrime, la sua verità, che è poi LA verità, mentre lei lo accusa di mentire.
Rientra in classe e, tra i pianti di lui e le urla di lei, smentisce la di lei versione e le dice di darsi una buona calmata, visto che lo sta accusando ingiustamente.
Lei cerca di continuare ad accusarlo, cambiando i termini dell’accusa, e di fatto arrampicandosi sugli specchi. Segue una litigata epocale, con lei che, con una faccia come il culo, chiede all’altra di appoggiarla durante l’incontro con i genitori, “perché così si fa” e l’altra che le risponde “ma te lo puoi sognare!”.
Segue, a fine scuola, l’incontro con i genitori, durante il quale lei, capino basso, ammette davanti ai genitori di essere partita prevenuta e di averlo ingiustamente accusato ed aggredito.
L’altra si aspetta ritorsioni, ma è preparata.

Sarà un anno scolastico col coltello tra i denti.

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