Lacerazioni

Entro in classe al suono della campanella, mi fermo alla cattedra a scambiare due parole con la collega.
Alla spicciolata arrivano i bambini a salutarmi e ad abbracciarmi.
Li saluto, li abbraccio, un bacio sulla fronte e via.
Mi arrivi da dietro, mi stringi. Mi volto e ti vedo. Vedo i tuoi occhi e il tuo sorriso luminoso.
– Bianca!
Poi un flash. Che ci fa Bianca qui? E’ venuta a salutarmi?
Metto meglio a fuoco.
E mi rendo conto, per la prima volta da mesi, che la cucciola che tutti i giorni mi chiede una dose speciale di coccole ha gli stessi occhi e lo stesso sorriso di una bimba che ho lasciato l’anno scorso, nell’altra scuola.
E mi assale un attacco feroce di nostalgia per quei bimbi. I miei bimbi per due anni. Quelli che speravo di portare fino in quinta, e invece.
E vorrei essere lì, e qui.
Perché questi bambini sono splendidi, ma un pezzo del mio cuore è rimasto incastrato lì, tra i loro occhi e i loro sorrisi.

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