Karma, vieni qua un momento, per cortesia. Sediamoci; parliamone.

Mi chiama, all’alba. Mi chiede se sono da me o dai miei. Le rispondo che sono dai miei. Mi dice che in piena notte hanno dovuto evacuarli d’urgenza dalla loro casa, e mi chiede se per cortesia può appoggiarsi a casa mia con la famiglia per farsi una doccia perché sono dovuti letteralmente scappare, poi si sistemeranno in albergo. Sarò pure una tartaruga stronza, ma ho un cuore tenero, e dico di sì. Hanno le chiavi di casa, vadano pure.
Scopro, il giorno dopo, e non da loro, che a casa mia ci si sono trasferiti. Accampati. In sei. Con due cani. In 40mq. A casa mia. A smanacciare tra le mie cose, ad aprire i miei cassetti, a farsi i fatti miei. Quattro adolescenti e due adulti. E due cani. In 40mq di casa che è di loro proprietà, ma di cui io pago l’affitto.
Faccio presente, dopo quattro giorni di “Domani andiamo via, tra due giorni andiamo via, domani andiamo via”, che non era quello che mi avevano chiesto, e che la situazione mi sta mettendo molto a disagio. Chiedo loro di trovare un’altra soluzione.
Come risposta mi arriva un “Capisco.”, poi più nulla.
Per sei giorni.
Stamattina sono partita, all’alba. 450km, decisa a metterli fuori con le buone o con le cattive. Vanno via con le buone. Una delle figlie, mentre sono fuori a salutare la vicina, mi dà, urlando, della stronza.
Sto aspettando che il fabbro venga a cambiare la serratura. E poi anche questa storia potrà dirsi conclusa.

Un sentito grazie a Giap. Il mio avvocato del quore.

EDIT: No, vabbe’. Mi invade casa invece che andare in albergo (spesata dal Comune), le chiedo di trovare un’altra soluzione e letteralmente sparisce, va via senza neanche degnarsi di ringraziare e si lamenta con la vicina perché dopo dieci giorni ho osato venire e chiederle di lasciarmi casa libera.
LA GGENTE STANNO MALE!

Annus Horribilis

E’ stato un anno che definire orribile è poco.
Sono praticamente arrivata al penultimo giorno strisciando sui gomiti.
Con domani finisce ufficialmente la scuola “con i bimbi”, che è forse una delle poche cose che salvo di quest’anno scolastico.
Spiace dirlo, ma non mi dispiacerà non vedere per qualche mese qualche alunno. Uno in particolare. Mai, in più di 15 anni, mi era capitato di auspicarne l’assenza a scuola. Mai, in più di 15 anni, mi è capitato di auspicare che i genitori decidano di fargli cambiare scuola. In quest’anno, più di una volta, ho messo in discussione me stessa, la mia professionalità e la mia etica professionale. Ho sempre cercato, pur nei limiti del mio carattere poco incline alla diplomazia, di cercare una strada, un percorso, per collaborare con  genitori al fine di risolvere, o almeno arginare, le problematiche dei bambini. Questa volta ho trovato tante belle parole davanti e tanta merda spalata alle spalle. Ho visto alzare muri e ho di conseguenza (mea culpa) alzato muri. Mi sono sentita isolata e mi sono chiusa. Mi sono sentita attaccata e ho attaccato. L’atmosfera è diventata irrespirabile. E sono arrivata alla fine praticamente a pezzi.
Domani è l’ultimo giorno.
Poi ci saranno tutte le carte, e le riunioni, e gli “adempimenti di fine anno”.
E poi spero che sarà finita.
Perché io di quest’anno scolastico, sinceramente, non ne posso più.

Guardi l’albero e capisci il frutto

Chiariamo, genitore testa di cazzo il cui figlio ha scaldato la sedia tutto l’anno e che tu hai giustificato tutto l’anno “perché è maschio e, si sa, i maschi vogliono giocare”.
Se ai colloqui pensi di venire a contestare il mio lavoro, il mio metodo e il mio criterio di valutazione, e pensi di farlo urlando, io ti dimostro che so urlare più di te, e ti so sputtanare, a porta chiusa, davanti a una pletora di genitori in attesa.
Perché a tutto c’è un limite.
E tu quel limite lo hai bell’e superato da mò, scartavetrandomi tutto lo scartavetrabile.
Con immutata stima.

Il lato positivo

– Non vedo l’ora che venga mercoledì!
– Guarda che poi la scuola ricomincia, eh!
– Sì, ma almeno mercoledì la supplente ce la saremo levata dalle scatole.
– Però la supplente aveva un suo lato positivo.
– Un lato positivo quella supplente?! Un lato positivo lei?! Dimmi quale, caro il mio rappresentante (figo) di classe, dimmelo, voglio saperlo!
– Che i genitori erano talmente concentrati su di lei, che non avevano niente da ridire su di te.
– Ah.
– Eh.