Annus Horribilis

E’ stato un anno che definire orribile è poco.
Sono praticamente arrivata al penultimo giorno strisciando sui gomiti.
Con domani finisce ufficialmente la scuola “con i bimbi”, che è forse una delle poche cose che salvo di quest’anno scolastico.
Spiace dirlo, ma non mi dispiacerà non vedere per qualche mese qualche alunno. Uno in particolare. Mai, in più di 15 anni, mi era capitato di auspicarne l’assenza a scuola. Mai, in più di 15 anni, mi è capitato di auspicare che i genitori decidano di fargli cambiare scuola. In quest’anno, più di una volta, ho messo in discussione me stessa, la mia professionalità e la mia etica professionale. Ho sempre cercato, pur nei limiti del mio carattere poco incline alla diplomazia, di cercare una strada, un percorso, per collaborare con  genitori al fine di risolvere, o almeno arginare, le problematiche dei bambini. Questa volta ho trovato tante belle parole davanti e tanta merda spalata alle spalle. Ho visto alzare muri e ho di conseguenza (mea culpa) alzato muri. Mi sono sentita isolata e mi sono chiusa. Mi sono sentita attaccata e ho attaccato. L’atmosfera è diventata irrespirabile. E sono arrivata alla fine praticamente a pezzi.
Domani è l’ultimo giorno.
Poi ci saranno tutte le carte, e le riunioni, e gli “adempimenti di fine anno”.
E poi spero che sarà finita.
Perché io di quest’anno scolastico, sinceramente, non ne posso più.

“Ma tu resisterai, sei più cazzuta!”

Anno scolastico nuovo.
Scuola nuova.
Nuova città.
Casa nuova.
Alunni nuovi.
Collega nuova.

Eccola lì, la nota dolente.
La collega nuova.
Quella conosciuta a settembre.
Quella da cui mi avevano messo in guardia.
Quella a cui avevo concesso, nonostante tutto, il beneficio del dubbio.
Quella che ha cominciato, fin dal primo giorno di scuola, a mettermi i genitori contro. Quella che ha tentato, ogni singolo giorno, di mettermi contro i bambini.
Quella che non ha mai lavorato con la stessa collega per più di due anni, perché le altre sono letteralmente scappate.
Quella che era riuscita a manipolare grandi e piccoli e a farmi passare per una persona ignobile.
Quella che si faceva passare, agli occhi degli altri, per la vittima che stava sacrificando la sua salute per salvare i bambini da me, il mostro.
Quella che, a un certo punto, deve aver tirato troppo la corda, perché la corda si è spezzata.
Quella a cui il gioco di prestigio, forse fatto con eccessiva sicurezza, è andato male e si è visto il trucco.
Quella a cui tutte le parole e le azioni si sono rivoltate contro.
Quella che ha perso la faccia con i genitori, perché ci hanno messo un po’ di tempo, ma hanno capito da quale parte stava la verità.
Quella che ha capito che, se fosse rientrata dopo la “malattia”, avrebbe trovato una collega incazzata e genitori sul piede di guerra.
Quella.
Quella lì.
Non tornerà.
Resta a casa fino alla fine dell’anno scolastico.

Gioya e giubilo in tutto il regno.

L’estate che veniva con le nuvole rigonfie di speranza…

Mi sono liberata di Zizzania.

Ancora qualche giorno, e mi sarò liberata anche della preside. Che tanto tanto meglio di Zizzania non è.

Ho poco più di un mese per trovare un altro appartamento.
Oggi ho visto il primo. Definirlo un tugurio è fargli un complimento.

L’estate è venuta. Con le nuvole rigonfie di speranza.
Speriamo in bene.

Un giorno all’alba

Gira molto, in questi ultimi giorni, la lista dei compiti che il prof di un liceo ha consegnato ai suoi alunni.
Nel mio piccolo, anch’io ho fatto lo stesso:
– non ho dato il libretto delle vacanze, visto che hanno lavorato abbastanza durante l’anno e visto anche che a settembre non ci sarò per correggerlo;
– ho detto ai genitori di portarli in biblioteca a scegliersi dei libri da leggere;
– ho consigliato di scrivere un piccolo diario delle vacanze;
– ecc. ecc.

Appena usciti dall’assemblea di classe, la metà dei genitori è andata in libreria a ordinare il libretto delle vacanze consigliato dalle insegnanti dell’altra sezione.

La Xanthippe avvelenata

Ma s’io avessi previsto tutto questo,
dati causa e pretesto, le attuali conclusioni
credete che per questi quattro soldi,
questa gloria da stronzi,
avrei insegnato in questa scuola;
va beh, lo ammetto che mi son sbagliata
e accetto il “crucifige” e così sia…

Guccini mi perdonerà, ma da sola le parole non avrei saputo trovarle.
Ogni volta che penso che si sia toccato il fondo, succede qualcosa che abbassa l’asticella al livello “scava, scava, scava ancora!”.

Di Zizzania si sa già;
– di alcune colleghe che fanno il bello e il cattivo tempo e che godono, per quieto vivere, dell’omertà delle altre non sapevate;
– del fatto che io non abbia abbassato il capino, ma che anzi abbia tirato su un tale casino che ha costretto la capa a intervenire era cosa che non potevate sapere ma che vi sarà facile immaginare;
– all’appello mi mancava ritrovarmi a vagare per la scuola, assieme ai cari pargoli, come un’oca con gli anatroccoli, alla ricerca di un buco dove sistemarci per far lezione a causa dell’improvvisa (e si spera temporanea) inagibilità dell’aula.

Vorrei soltanto sapere chi cazzo mi cecò a mettere questa scuola in cima alla lista di quelle in cui chiedevo il trasferimento…