Quel che c’è di bello

Quel che c’è di bello in questa tesi che mi sta facendo abbastanza dannare, perché dopo una giornata coi piccoli mostri e riunioni a non finire è abbastanza complicato mettersi sui libri a studiare e a scrivere, quel che c’è di bello, dicevo, è che ti trovi a rileggere e a studiare quegli argomenti che adoravi all’università, e leggi, e sorridi, soddisfatta e appagata, perché il pensiero umano è qualcosa di meraviglioso.
E nulla, leggevo questa citazione di Calvino e mi è spuntato un sorriso.

“Ogni nuovo libro che leggo entra a far parte di quel libro complessivo e unitario che è la somma delle mie letture. Questo non avviene senza sforzo: per comporre quel libro generale, ogni libro particolare deve trasformarsi, entrare in rapporto coi libri che ho letto precedentemente, diventarne il corollario o lo sviluppo o la confutazione o la glossa o il testo di referenza. Da anni frequento questa biblioteca e la esploro volume per volume, scaffale per scaffale, ma potrei dimostrarvi che non ho fatto altro che portare avanti la lettura d’un unico libro.”
Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore

Comunque, grazie… (cit.)

Quello che ami, tu lo perderai. Quanto ti è stato dato, ti verrà ripreso.
Di fronte alla scoperta di questa futura spoliazione, esistono solo due comportamenti possibili: o si decide di non legarsi agli esseri e alle cose, allo scopo di rendere meno dolorosa l’amputazione oppure, al contrario, si decide di amare ancora di più gli essere e le cose, di mettercela tutta – “Siccome non passeremo molto tempo insieme, ti darò in un anno l’amore che avrei potuto darti in tutta una vita”.
Amélie Nothomb

Se non lo nomini non esiste

Gli aborigeni non credevano all’esistenza del paese finché non lo vedevano e lo cantavano: allo stesso modo, nel Tempo del Sogno, il paese non era esistito finché gli Antenati non lo avevano cantato.
«Quindi, se ho capito bene, la terra deve prima esistere come concetto mentale. Poi la si deve cantare. Solo allora si può dire che esiste».
«Esatto».

Bruce Chatwin, Le vie dei canti

“Fanculo gli aborigeni!” (cit.)