Guardi l’albero e capisci il frutto

Chiariamo, genitore testa di cazzo il cui figlio ha scaldato la sedia tutto l’anno e che tu hai giustificato tutto l’anno “perché è maschio e, si sa, i maschi vogliono giocare”.
Se ai colloqui pensi di venire a contestare il mio lavoro, il mio metodo e il mio criterio di valutazione, e pensi di farlo urlando, io ti dimostro che so urlare più di te, e ti so sputtanare, a porta chiusa, davanti a una pletora di genitori in attesa.
Perché a tutto c’è un limite.
E tu quel limite lo hai bell’e superato da mò, scartavetrandomi tutto lo scartavetrabile.
Con immutata stima.

“Ma tu resisterai, sei più cazzuta!”

Anno scolastico nuovo.
Scuola nuova.
Nuova città.
Casa nuova.
Alunni nuovi.
Collega nuova.

Eccola lì, la nota dolente.
La collega nuova.
Quella conosciuta a settembre.
Quella da cui mi avevano messo in guardia.
Quella a cui avevo concesso, nonostante tutto, il beneficio del dubbio.
Quella che ha cominciato, fin dal primo giorno di scuola, a mettermi i genitori contro. Quella che ha tentato, ogni singolo giorno, di mettermi contro i bambini.
Quella che non ha mai lavorato con la stessa collega per più di due anni, perché le altre sono letteralmente scappate.
Quella che era riuscita a manipolare grandi e piccoli e a farmi passare per una persona ignobile.
Quella che si faceva passare, agli occhi degli altri, per la vittima che stava sacrificando la sua salute per salvare i bambini da me, il mostro.
Quella che, a un certo punto, deve aver tirato troppo la corda, perché la corda si è spezzata.
Quella a cui il gioco di prestigio, forse fatto con eccessiva sicurezza, è andato male e si è visto il trucco.
Quella a cui tutte le parole e le azioni si sono rivoltate contro.
Quella che ha perso la faccia con i genitori, perché ci hanno messo un po’ di tempo, ma hanno capito da quale parte stava la verità.
Quella che ha capito che, se fosse rientrata dopo la “malattia”, avrebbe trovato una collega incazzata e genitori sul piede di guerra.
Quella.
Quella lì.
Non tornerà.
Resta a casa fino alla fine dell’anno scolastico.

Gioya e giubilo in tutto il regno.

Il lato positivo

– Non vedo l’ora che venga mercoledì!
– Guarda che poi la scuola ricomincia, eh!
– Sì, ma almeno mercoledì la supplente ce la saremo levata dalle scatole.
– Però la supplente aveva un suo lato positivo.
– Un lato positivo quella supplente?! Un lato positivo lei?! Dimmi quale, caro il mio rappresentante (figo) di classe, dimmelo, voglio saperlo!
– Che i genitori erano talmente concentrati su di lei, che non avevano niente da ridire su di te.
– Ah.
– Eh.

escono dalle fottute pareti. ma quando è troppo tardi

ma tutta ‘sta gente che mi incontra per strada e mi abbraccia e mi saluta coi lacrimoni e si rammarica perché me ne vado e va dalla preside a dire che non vuole zizzania e organizza incontri con gli altri genitori in piena estate per concordare il da farsi e mi chiede se sia possibile in qualche modo che io resti,

tutta ‘sta gente, mentre zizzania in questi due anni mi rendeva la vita un inferno, dove cazzo era?