Erri De Luca andata e ritorno

Una giornata a combattere contro l’invidia, la gelosia, l’ignoranza, la tracotanza, la supponenza, la cattiveria, il viscidume, la stupidità, l’idiozia, la poraccitudine, la piccineria.
Una giornata ad alzare le mani, sconfitti, e a mostrare i pugni, pronti a difendersi.
Una giornata di nervosismo, e rabbia, e timore, e ancora rabbia.
Una giornata infinita.
Finita.
Superata.

Centocinquantaquattro

Un provvidenziale incidente impedisce alla cara collega di presiedere, assieme alla sottoscritta e all’altro insegnante del team, a una riunione chiesta dai genitori.
L’altro insegnante del team, vista la mala parata, si sfila, adducendo altri impegni.
La sottoscritta avverte la preside degli ultimi sviluppi.
La preside, visti gli ultimi sviluppi, dice che sarà presente alla riunione.
L’altro insegnante del team avvisa di averci ripensato e che anche lui sarà presente. (“Racconta poche cazzate. La preside ti ha chiamato e ti ha obbligato ad esserci, dopo averti cazziato, ecco perché sei qui.” “Ma no, che dici!” “Quindi mi stai dicendo che la preside non ti ha chiamato?” “No… cioè sì… ma io avevo già deciso di esserci.” “Sì sì, vabbè, ciao.”)
I genitori arrivano.
I motivi per cui hanno indetto questa riunione non sono risibili, sono semplicemente ridicoli.
Manca metà classe.
Della metà presente, la maggior parte è lì per difendere il mio operato.
Gli altri, un gruppetto sparuto che si conta sulle dita di una mano (e avanza pure qualche dito), vengono messi all’angolo dagli stessi genitori.
E io mi levo qualche sassolino dalle scarpe.

A riunione finita, la preside si ferma per fare il punto della situazione.
– Beh, direi che se l’è cavata benissimo, no? Lei cosa ne pensa? Com’è andata?
– Mancano centocinquantaquattro giorni all’alba.
– Non faccia scherzi, non se ne può andare.
– Preside, io l’anno scorso ero stata chiara. Se me l’avesse appioppata anche quest’anno, io avrei chiesto il trasferimento.
– Manca ancora tanto tempo, prima che arrivi marzo. Tante cose potrebbero cambiare.
– Centocinquantaquattro giorni, preside. Non uno di più.

Vinco battaglie su battaglie.
Ma sono vittorie di Pirro.
Mi sto giocando la salute.
Fanculo a questa scuola di merda.

Centocinquantaquattro.

Arance e cioccolato di Modica

Io ve lo dico: se ‘sta stronza ignorante e incompetente continua a cagare il cazzo, obbligandomi a discutere davanti ai genitori durante i colloqui per la consegna delle pagelle (sì, è successo anche questo, e vabbè, le figure di merda, continuate e ripetute, le ha fatte lei, questo era fuori discussione, ma mettermi nella posizione di dover discutere, davanti a un genitore, per farti capire quanto sei deficiente, è una di quelle cose che mi mandano fuori dalla grazia del padreterno) voi mi dovrete portare arance e cioccolato di Modica, io ve lo dico.
E Giap mi dovrà procurare un avvocato penalista. Che pagherò in natura.