escono dalle fottute pareti. ma quando è troppo tardi

ma tutta ‘sta gente che mi incontra per strada e mi abbraccia e mi saluta coi lacrimoni e si rammarica perché me ne vado e va dalla preside a dire che non vuole zizzania e organizza incontri con gli altri genitori in piena estate per concordare il da farsi e mi chiede se sia possibile in qualche modo che io resti,

tutta ‘sta gente, mentre zizzania in questi due anni mi rendeva la vita un inferno, dove cazzo era?

L’estate che veniva con le nuvole rigonfie di speranza…

Mi sono liberata di Zizzania.

Ancora qualche giorno, e mi sarò liberata anche della preside. Che tanto tanto meglio di Zizzania non è.

Ho poco più di un mese per trovare un altro appartamento.
Oggi ho visto il primo. Definirlo un tugurio è fargli un complimento.

L’estate è venuta. Con le nuvole rigonfie di speranza.
Speriamo in bene.

Centocinquantaquattro

Un provvidenziale incidente impedisce alla cara collega di presiedere, assieme alla sottoscritta e all’altro insegnante del team, a una riunione chiesta dai genitori.
L’altro insegnante del team, vista la mala parata, si sfila, adducendo altri impegni.
La sottoscritta avverte la preside degli ultimi sviluppi.
La preside, visti gli ultimi sviluppi, dice che sarà presente alla riunione.
L’altro insegnante del team avvisa di averci ripensato e che anche lui sarà presente. (“Racconta poche cazzate. La preside ti ha chiamato e ti ha obbligato ad esserci, dopo averti cazziato, ecco perché sei qui.” “Ma no, che dici!” “Quindi mi stai dicendo che la preside non ti ha chiamato?” “No… cioè sì… ma io avevo già deciso di esserci.” “Sì sì, vabbè, ciao.”)
I genitori arrivano.
I motivi per cui hanno indetto questa riunione non sono risibili, sono semplicemente ridicoli.
Manca metà classe.
Della metà presente, la maggior parte è lì per difendere il mio operato.
Gli altri, un gruppetto sparuto che si conta sulle dita di una mano (e avanza pure qualche dito), vengono messi all’angolo dagli stessi genitori.
E io mi levo qualche sassolino dalle scarpe.

A riunione finita, la preside si ferma per fare il punto della situazione.
– Beh, direi che se l’è cavata benissimo, no? Lei cosa ne pensa? Com’è andata?
– Mancano centocinquantaquattro giorni all’alba.
– Non faccia scherzi, non se ne può andare.
– Preside, io l’anno scorso ero stata chiara. Se me l’avesse appioppata anche quest’anno, io avrei chiesto il trasferimento.
– Manca ancora tanto tempo, prima che arrivi marzo. Tante cose potrebbero cambiare.
– Centocinquantaquattro giorni, preside. Non uno di più.

Vinco battaglie su battaglie.
Ma sono vittorie di Pirro.
Mi sto giocando la salute.
Fanculo a questa scuola di merda.

Centocinquantaquattro.

E siamo solo a due settimane dall’inizio

Pausa ricreazione.
Lui piange, disperato, accusato per qualcosa che dice di non aver fatto.
Lei lo aggredisce verbalmente, urlandogli che non vede l’ora di parlare con i genitori, nel pomeriggio, per dirgliene quattro.
Lui, tra le lacrime, cerca di difendersi, afferma di non aver fatto quello di cui lo si sta accusando.
L’altra assiste, un po’ impotente, un bel po’ incazzata, perché certi modi e certi termini non riesce a tollerarli. Poi lascia la classe e va a chiedere lumi a una persona presente al “fattaccio”. E scopre che lui non sta mentendo, che sta difendendo, tra le lacrime, la sua verità, che è poi LA verità, mentre lei lo accusa di mentire.
Rientra in classe e, tra i pianti di lui e le urla di lei, smentisce la di lei versione e le dice di darsi una buona calmata, visto che lo sta accusando ingiustamente.
Lei cerca di continuare ad accusarlo, cambiando i termini dell’accusa, e di fatto arrampicandosi sugli specchi. Segue una litigata epocale, con lei che, con una faccia come il culo, chiede all’altra di appoggiarla durante l’incontro con i genitori, “perché così si fa” e l’altra che le risponde “ma te lo puoi sognare!”.
Segue, a fine scuola, l’incontro con i genitori, durante il quale lei, capino basso, ammette davanti ai genitori di essere partita prevenuta e di averlo ingiustamente accusato ed aggredito.
L’altra si aspetta ritorsioni, ma è preparata.

Sarà un anno scolastico col coltello tra i denti.

Arance e cioccolato di Modica

Io ve lo dico: se ‘sta stronza ignorante e incompetente continua a cagare il cazzo, obbligandomi a discutere davanti ai genitori durante i colloqui per la consegna delle pagelle (sì, è successo anche questo, e vabbè, le figure di merda, continuate e ripetute, le ha fatte lei, questo era fuori discussione, ma mettermi nella posizione di dover discutere, davanti a un genitore, per farti capire quanto sei deficiente, è una di quelle cose che mi mandano fuori dalla grazia del padreterno) voi mi dovrete portare arance e cioccolato di Modica, io ve lo dico.
E Giap mi dovrà procurare un avvocato penalista. Che pagherò in natura.

E un altro anno è andato

– Oh, vi rendete conto che domani sarà l’ultimo giorno? L’ultimo giorno delle elementari, l’ultimo giorno che starete assieme, l’ultimo giorno che staremo assieme… Sensazioni? Emozioni? Reazioni?
– Xanthippe, io l’altra sera ho pianto…
– Io ho pianto stamattina.
– Io già so che piangerò domani.
– E tu? Ti mancheremo?
– Io ‘un vedo l’ora che vi togliate dai tre passi.
– Bujaaarda!!!

Già.
:o)

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