La prima volta non si scorda mai

I primi occhiali da lettura*.

La prima cheesecake**.

La prima tesi di laurea***.

*Quando il braccio diventa troppo corto per la messa a fuoco, forse è il caso di valutare che sì, hai bisogno di mettere gli occhiali.
**Preparata stasera, domani saprò se ne è valsa la pena.
***Dopo aver accantonato il tutto per anni, mi sono finalmente decisa a chiudere il capitolo. Entro la fine del 2017. Che fatica, riprendere in mano le sudate carte!

“Un visionario tra i ciarlatani” (cit.)

Ti ho scoperto tardi, ma ancora presto, in un certo senso, quando non eri ancora diventato un fenomeno commerciale e si faticava a trovare un tuo libro in giro. Avevo letto di te in un articolo su Repubblica, lo avevo ritagliato e messo via. Chissà dov’è finito, quell’articolo. Forse col trasloco salterà fuori, forse è perso per sempre. Leggerlo mi portò dritta dritta in biblioteca, dodici anni fa, a mentire alla bibliotecaria per poter avere, da non residente, in prestito e non solo in lettura l’unico tuo libro che avevano in catalogo. La lettura di quel libro fu una folgorazione.
Poi, per un concorso di circostanze, sei diventato un fenomeno commerciale. E alla facilità con cui riuscivo finalmente a reperire i tuoi libri faceva da contrappunto una sorta di… boh, tradimento, non so bene come definirlo. Eri “mio”. Trovare improvvisamente tutti i tuoi libri in bella mostra sugli scaffali di tutte le librerie, beh, mi faceva un effetto strano. A cui seguiva una sorta di “Sì’, vabbe’, voi lo state conoscendo adesso, ma io lo conoscevo già” che mi consolava, almeno un po’.
Eri un pazzo schizzato, un genialissimo pazzo schizzato.
Ti adoravo e ti adoro.
Eri attuale ai tuoi tempi, e sei attualissimo adesso.
Nessuno, leggendoti, direbbe che sei morto, oggi, trent’anni fa.

Apprezzo moltissimo che mi abbiate chiesto di condividere con voi alcune delle mie idee. Un romanziere porta costantemente con sé ciò che la maggior parte delle donne porta nella borsetta: molta roba inutile, pochi oggetti assolutamente essenziali e, per ogni evenienza, un gran numero di cose che stanno a metà strada. Ma il romanziere non porta con sé tutto questo fisicamente, perché l’oggetto del suo possesso è mentale. Di tanto in tanto aggiunge una nuova idea completamente inutile; di tanto in tanto, con riluttanza, elimina la spazzatura – cioè le idee chiaramente prive di valore – e se ne libera con qualche lacrima sentimentale. Una volta ogni tantissimo, però, gli capita di imbattersi casualmente in un’idea per lui davvero sorprendentemente nuova, che egli spera sia nuova anche per gli altri. È questa categoria finale che dà dignità alla sua esistenza. Di queste idee senza prezzo, nel corso dell’intera vita, egli può al massimo acquisirne un piccolo numero. Ma è sufficiente; grazie a loro, il romanziere ha giustificato la sua esistenza a se stesso e al suo Dio.
Philip K. Dick, Se questo mondo vi sembra spietato, dovreste vedere cosa sono gli altri

nomen omen

Che se ho scelto di chiamarmi Xanthippe un motivo ci sarà… pare che fosse una gran fracassatrice di pelotas e che a Socrate non sia poi tanto spiaciuto bersi la sua cicuta on the rocks per non sentire più la voce della consorte nelle orecchie.
Che poi, a dirla tutta, a Santippe va tutta la mia comprensione. Marito bruttino, fancazzista, sempre nell’agorà a bere e a ciarlare, mai un lavoro, mai una mano in casa, sempre lì a inchiappettarsi Alcibiade. E poi ha pure il coraggio di lamentarsi se a Santippe girano le palle. Eccheccazzo!
Che anche quando leggi le strisce di Andy Capp, la simpatia va tutta a Andy, e Flo sta sulle palle a tutti, però se poi ci rifletti un po’ su, porcapaletta, il caro Andy farà pur sorridere, ma quante lo vorrebbero per marito?
Che per mia fortuna io ho avuto più culo sia di Santippe sia di Flo… non me ne sono sposato nessuno! Finora…

psss…. quasi quasi dimenticavo: benvenuta a me! ^^