Di merende, altalene, salti con la corda e bolle prossemiche

– Lo sai anche tu, l’inizio dell’anno scolastico è cominciato nel peggiore dei modi, e i primi mesi sono stati tutti in salita, e sappiamo per colpa di chi. Ora per fortuna le cose si sono aggiustate, e mi pare che si respiri un clima molto più sereno e fiducioso. Certo, qualcuno è rimasto fermo sulle proprie posizioni, ma non si può piacere a tutti, e per fortuna sono pochi. E se si organizzasse qualcosa per stare assieme, a fine anno, maestre genitori e bimbi? Che so, un picnic, una merenda? Chissà, forse vedendomi in un contesto diverso, più disteso, e vedendo anche il modo in cui mi rapporto con i bimbi, anche lo “zoccolo duro” potrebbe cominciare a sciogliersi un po’.
– Sarebbe un’idea carina. Provo a chiedere sul gruppo dei genitori.

Lo zoccolo duro non c’era, ha preferito declinare l’invito. Ma tutti gli altri sì. Ed è stato un pomeriggio di chiacchiere, risate, giochi, sudate, abbracci e baci.
Un bellissimo pomeriggio assieme a persone splendide.

Penso a un anno fa, a quando contavo i giorni all’alba per scappare dalla vecchia scuola.

Penso ai primi mesi di quest’anno, e all’idea di essere caduta dalla padella nella brace. E a come tutto si sia poi, fortunatamente, risolto, un passo alla volta.

La scuola sta per finire e, forse per la prima volta, mi dispiace un po’.

#domenicalmuseo

– Senti, per favore, fatti bocciare e chiedi di essere mandato in seconda, l’anno prossimo!
– Ma io l’anno prossimo devo andare in quarta!
– Non me ne frega niente! Ti voglio in classe con me! Ti garantisco il dieci in tutte le materie!
– Maestra, guarda che me lo davi già, il dieci. E poi se mi bocciano mi rimandano in terza, non in seconda.
– E quindi nulla?
– Mi sa di no.

– Oh, ma che hai, oggi? Me lo stai consumando, questo bambino, a forza di abbracci! Ma tu non eri la maestra stronza e anaffettiva?
– Mamma, cosa significa “anaffettiva”?
– Una persona anaffettiva è una persona fredda, che non riesce a dare e a trasmettere affetto.
(Guarda se stesso, le braccia della maestra che lo circondano, poi guarda la mamma.) E ti pare che lei sia anaffettiva?

Giardino di Boboli.
Giardino di villa Bardini.
Palazzo Vecchio.
Gallerie dell’Accademia.
Un covaccino.
Un gelato.
Una granita.
Una maestra.
Un (mai troppo rimpianto ex) alunno.
Una mamma.

– Maestra, lo rifacciamo?
– Avoglia!
– Domenica prossima? :-)

Lacerazioni

Entro in classe al suono della campanella, mi fermo alla cattedra a scambiare due parole con la collega.
Alla spicciolata arrivano i bambini a salutarmi e ad abbracciarmi.
Li saluto, li abbraccio, un bacio sulla fronte e via.
Mi arrivi da dietro, mi stringi. Mi volto e ti vedo. Vedo i tuoi occhi e il tuo sorriso luminoso.
– Bianca!
Poi un flash. Che ci fa Bianca qui? E’ venuta a salutarmi?
Metto meglio a fuoco.
E mi rendo conto, per la prima volta da mesi, che la cucciola che tutti i giorni mi chiede una dose speciale di coccole ha gli stessi occhi e lo stesso sorriso di una bimba che ho lasciato l’anno scorso, nell’altra scuola.
E mi assale un attacco feroce di nostalgia per quei bimbi. I miei bimbi per due anni. Quelli che speravo di portare fino in quinta, e invece.
E vorrei essere lì, e qui.
Perché questi bambini sono splendidi, ma un pezzo del mio cuore è rimasto incastrato lì, tra i loro occhi e i loro sorrisi.

Punizione esemplare

– Basta, sono stufa marcia, non ti sopporto più! Tu devi fare quello che ti dico io, e non quello che ti passa per la testa, è chiaro?
– Maestra…
– Dimmi…
– Dille anche che se non la smette, le dai una punizione!
– Ah! E che punizione posso darle?
– La minacci di spegnerla e di usare la lavagna normale.

Personaggi e interpreti: io, la LavagnaInterattivaMultimediale e i bambini.
Io che litigo con la Lim e i bambini che mi assecondano.
Si può non adorarli?

Amelia che sapeva volare

– Piaciuta la storia di oggi?
– Sììì!!!
– Sapete, bambini, la Amelia della storia è veramente esistita, ed è stata una delle prime donne pilota. Era nata nel 1897…
– Maestra…
– Dimmi.
– Ma quando Amelia è nata, tu eri già nata?

Un’altra domanda così, e in seconda non ci arrivi!

Le parole sono importanti

Chiariamolo: la mia classe non è delle più semplici.
C’è bisogno di un’alternanza continua di bastone e carota, e alcuni bambini vanno tenuti costantemente d’occhio e contenuti.
Non è una classe facile, e qualche volta ti snervano, però hanno solo sei anni e, se saputi prendere, ti danno il cuore
Ma se tu, cara la nuova supplente, dai di continuo dell’antipatico a uno e dell’insopportabile all’altro, non devi stupirti se poi non riesci più a gestirli.
Hanno solo sei anni, ma tu li ferisci e li offendi. E loro te la fanno pagare, a loro modo.

Le parole sono importanti, brutta stronza.