Annus Horribilis

E’ stato un anno che definire orribile è poco.
Sono praticamente arrivata al penultimo giorno strisciando sui gomiti.
Con domani finisce ufficialmente la scuola “con i bimbi”, che è forse una delle poche cose che salvo di quest’anno scolastico.
Spiace dirlo, ma non mi dispiacerà non vedere per qualche mese qualche alunno. Uno in particolare. Mai, in più di 15 anni, mi era capitato di auspicarne l’assenza a scuola. Mai, in più di 15 anni, mi è capitato di auspicare che i genitori decidano di fargli cambiare scuola. In quest’anno, più di una volta, ho messo in discussione me stessa, la mia professionalità e la mia etica professionale. Ho sempre cercato, pur nei limiti del mio carattere poco incline alla diplomazia, di cercare una strada, un percorso, per collaborare con  genitori al fine di risolvere, o almeno arginare, le problematiche dei bambini. Questa volta ho trovato tante belle parole davanti e tanta merda spalata alle spalle. Ho visto alzare muri e ho di conseguenza (mea culpa) alzato muri. Mi sono sentita isolata e mi sono chiusa. Mi sono sentita attaccata e ho attaccato. L’atmosfera è diventata irrespirabile. E sono arrivata alla fine praticamente a pezzi.
Domani è l’ultimo giorno.
Poi ci saranno tutte le carte, e le riunioni, e gli “adempimenti di fine anno”.
E poi spero che sarà finita.
Perché io di quest’anno scolastico, sinceramente, non ne posso più.

Di merende, altalene, salti con la corda e bolle prossemiche

– Lo sai anche tu, l’inizio dell’anno scolastico è cominciato nel peggiore dei modi, e i primi mesi sono stati tutti in salita, e sappiamo per colpa di chi. Ora per fortuna le cose si sono aggiustate, e mi pare che si respiri un clima molto più sereno e fiducioso. Certo, qualcuno è rimasto fermo sulle proprie posizioni, ma non si può piacere a tutti, e per fortuna sono pochi. E se si organizzasse qualcosa per stare assieme, a fine anno, maestre genitori e bimbi? Che so, un picnic, una merenda? Chissà, forse vedendomi in un contesto diverso, più disteso, e vedendo anche il modo in cui mi rapporto con i bimbi, anche lo “zoccolo duro” potrebbe cominciare a sciogliersi un po’.
– Sarebbe un’idea carina. Provo a chiedere sul gruppo dei genitori.

Lo zoccolo duro non c’era, ha preferito declinare l’invito. Ma tutti gli altri sì. Ed è stato un pomeriggio di chiacchiere, risate, giochi, sudate, abbracci e baci.
Un bellissimo pomeriggio assieme a persone splendide.

Penso a un anno fa, a quando contavo i giorni all’alba per scappare dalla vecchia scuola.

Penso ai primi mesi di quest’anno, e all’idea di essere caduta dalla padella nella brace. E a come tutto si sia poi, fortunatamente, risolto, un passo alla volta.

La scuola sta per finire e, forse per la prima volta, mi dispiace un po’.

#domenicalmuseo

– Senti, per favore, fatti bocciare e chiedi di essere mandato in seconda, l’anno prossimo!
– Ma io l’anno prossimo devo andare in quarta!
– Non me ne frega niente! Ti voglio in classe con me! Ti garantisco il dieci in tutte le materie!
– Maestra, guarda che me lo davi già, il dieci. E poi se mi bocciano mi rimandano in terza, non in seconda.
– E quindi nulla?
– Mi sa di no.

– Oh, ma che hai, oggi? Me lo stai consumando, questo bambino, a forza di abbracci! Ma tu non eri la maestra stronza e anaffettiva?
– Mamma, cosa significa “anaffettiva”?
– Una persona anaffettiva è una persona fredda, che non riesce a dare e a trasmettere affetto.
(Guarda se stesso, le braccia della maestra che lo circondano, poi guarda la mamma.) E ti pare che lei sia anaffettiva?

Giardino di Boboli.
Giardino di villa Bardini.
Palazzo Vecchio.
Gallerie dell’Accademia.
Un covaccino.
Un gelato.
Una granita.
Una maestra.
Un (mai troppo rimpianto ex) alunno.
Una mamma.

– Maestra, lo rifacciamo?
– Avoglia!
– Domenica prossima? :-)

Lacerazioni

Entro in classe al suono della campanella, mi fermo alla cattedra a scambiare due parole con la collega.
Alla spicciolata arrivano i bambini a salutarmi e ad abbracciarmi.
Li saluto, li abbraccio, un bacio sulla fronte e via.
Mi arrivi da dietro, mi stringi. Mi volto e ti vedo. Vedo i tuoi occhi e il tuo sorriso luminoso.
– Bianca!
Poi un flash. Che ci fa Bianca qui? E’ venuta a salutarmi?
Metto meglio a fuoco.
E mi rendo conto, per la prima volta da mesi, che la cucciola che tutti i giorni mi chiede una dose speciale di coccole ha gli stessi occhi e lo stesso sorriso di una bimba che ho lasciato l’anno scorso, nell’altra scuola.
E mi assale un attacco feroce di nostalgia per quei bimbi. I miei bimbi per due anni. Quelli che speravo di portare fino in quinta, e invece.
E vorrei essere lì, e qui.
Perché questi bambini sono splendidi, ma un pezzo del mio cuore è rimasto incastrato lì, tra i loro occhi e i loro sorrisi.

Punizione esemplare

– Basta, sono stufa marcia, non ti sopporto più! Tu devi fare quello che ti dico io, e non quello che ti passa per la testa, è chiaro?
– Maestra…
– Dimmi…
– Dille anche che se non la smette, le dai una punizione!
– Ah! E che punizione posso darle?
– La minacci di spegnerla e di usare la lavagna normale.

Personaggi e interpreti: io, la LavagnaInterattivaMultimediale e i bambini.
Io che litigo con la Lim e i bambini che mi assecondano.
Si può non adorarli?

Amelia che sapeva volare

– Piaciuta la storia di oggi?
– Sììì!!!
– Sapete, bambini, la Amelia della storia è veramente esistita, ed è stata una delle prime donne pilota. Era nata nel 1897…
– Maestra…
– Dimmi.
– Ma quando Amelia è nata, tu eri già nata?

Un’altra domanda così, e in seconda non ci arrivi!