Lui che non c’è

Primo giorno di scuola. Chi arriva da solo, chi accompagnato dai genitori, chi corre ad abbracciarmi, chi mi saluta con un “Buongiorno” timido.
Ritrovarsi, dopo tre mesi, è sempre un’emozione.
E mentre i piccoli si sistemano tra i banchi, tra grandi ci si saluta e si scambiano due chiacchiere.
C’è un banco in meno, quest’anno.
Al rientro, ai primi di settembre, ho saputo che avevi cambiato scuola, che non ci saresti stato. Mentirei, se dicessi di non averci sperato.
Sono stati due anni complicati, i nostri.
Io venivo da una convivenza lavorativa disastrosa con Zizzania, che mi aveva portato a chiedere il trasferimento e a ricominciare altrove, casa nuova, scuola nuova, tutto da ricostruire. Tu facevi l’ingresso in prima elementare, scuola nuova, compagni nuovi, tutto da costruire.
Le cose non sono state semplici, né per me né per te.
Io ho trovato una classe numerosa e piuttosto complicata, e una collega che, se possibile, mi ha fatto rimpiangere Zizzania, tu hai fatto fatica a entrare nel gruppo, che pure era un gruppo nuovo, che si stava appena costruendo.
Sono stati due anni che definire difficili è poco.
Due anni di tentativi a vuoto, di incontri, di parole al vento, di riunioni che non hanno portato a niente. Due anni di “stronza”, di oggetti lanciati, di “ti odio”, di urla e di fughe, di “puoi dire quello che vuoi, tanto mio padre ha detto che di quello che dici tu non gliene frega niente”. Due anni di delegittimazioni, di chiacchiere dietro le spalle, di gesti squallidi, fino all’ultima meschinità che ha squarciato definitivamente il velo e ha portato tutti gli altri a fare muro per difendermi.
L’ultimo mese di scuola, lo scorso anno, è stato tremendo. Contavo i giorni all’alba, sono arrivata alla fine reggendo l’anima coi denti.
Non sapevo cosa avrei trovato ad aspettarmi, quest’anno. Sarei bugiarda se dicessi che non ho sperato che succedesse quello che è successo.
E no, non mi sento in colpa a dire che sono sollevata. E che inizio questo nuovo anno con una serenità ritrovata.
Ti auguro miglior fortuna altrove. Che sia, anche per te, un nuovo inizio e un buon inizio.

 

E il viaggio continua…

Ci siamo quasi.
Un giorno e una manciata di ore, e poi si ricomincia.
Aspetto di sapere chi mi accompagnerà in questo viaggio, chi condividerà con me questo nuovo anno scolastico. Tengo le dita incrociate e mi dico che le plus beau reste à venir, come diceva una canzone che mi ha fatto compagnia diversi anni fa, quando ero appena emigrata al nord.
E mi avvio con fiducia. Perché di fasciarmi la testa prima di essermela rotta non ho voglia.
E comunque qualcosa di buono e positivo è già successo.
Un passo alla volta.

Buon anno scolastico a tutti voi.
A chi è dietro una cattedra.
A chi è dietro un banco.
A chi sopporta e supporta chi è dietro una cattedra e dietro un banco.
Si ricomincia! :)

Annus Horribilis

E’ stato un anno che definire orribile è poco.
Sono praticamente arrivata al penultimo giorno strisciando sui gomiti.
Con domani finisce ufficialmente la scuola “con i bimbi”, che è forse una delle poche cose che salvo di quest’anno scolastico.
Spiace dirlo, ma non mi dispiacerà non vedere per qualche mese qualche alunno. Uno in particolare. Mai, in più di 15 anni, mi era capitato di auspicarne l’assenza a scuola. Mai, in più di 15 anni, mi è capitato di auspicare che i genitori decidano di fargli cambiare scuola. In quest’anno, più di una volta, ho messo in discussione me stessa, la mia professionalità e la mia etica professionale. Ho sempre cercato, pur nei limiti del mio carattere poco incline alla diplomazia, di cercare una strada, un percorso, per collaborare con  genitori al fine di risolvere, o almeno arginare, le problematiche dei bambini. Questa volta ho trovato tante belle parole davanti e tanta merda spalata alle spalle. Ho visto alzare muri e ho di conseguenza (mea culpa) alzato muri. Mi sono sentita isolata e mi sono chiusa. Mi sono sentita attaccata e ho attaccato. L’atmosfera è diventata irrespirabile. E sono arrivata alla fine praticamente a pezzi.
Domani è l’ultimo giorno.
Poi ci saranno tutte le carte, e le riunioni, e gli “adempimenti di fine anno”.
E poi spero che sarà finita.
Perché io di quest’anno scolastico, sinceramente, non ne posso più.

Di merende, altalene, salti con la corda e bolle prossemiche

– Lo sai anche tu, l’inizio dell’anno scolastico è cominciato nel peggiore dei modi, e i primi mesi sono stati tutti in salita, e sappiamo per colpa di chi. Ora per fortuna le cose si sono aggiustate, e mi pare che si respiri un clima molto più sereno e fiducioso. Certo, qualcuno è rimasto fermo sulle proprie posizioni, ma non si può piacere a tutti, e per fortuna sono pochi. E se si organizzasse qualcosa per stare assieme, a fine anno, maestre genitori e bimbi? Che so, un picnic, una merenda? Chissà, forse vedendomi in un contesto diverso, più disteso, e vedendo anche il modo in cui mi rapporto con i bimbi, anche lo “zoccolo duro” potrebbe cominciare a sciogliersi un po’.
– Sarebbe un’idea carina. Provo a chiedere sul gruppo dei genitori.

Lo zoccolo duro non c’era, ha preferito declinare l’invito. Ma tutti gli altri sì. Ed è stato un pomeriggio di chiacchiere, risate, giochi, sudate, abbracci e baci.
Un bellissimo pomeriggio assieme a persone splendide.

Penso a un anno fa, a quando contavo i giorni all’alba per scappare dalla vecchia scuola.

Penso ai primi mesi di quest’anno, e all’idea di essere caduta dalla padella nella brace. E a come tutto si sia poi, fortunatamente, risolto, un passo alla volta.

La scuola sta per finire e, forse per la prima volta, mi dispiace un po’.

#domenicalmuseo

– Senti, per favore, fatti bocciare e chiedi di essere mandato in seconda, l’anno prossimo!
– Ma io l’anno prossimo devo andare in quarta!
– Non me ne frega niente! Ti voglio in classe con me! Ti garantisco il dieci in tutte le materie!
– Maestra, guarda che me lo davi già, il dieci. E poi se mi bocciano mi rimandano in terza, non in seconda.
– E quindi nulla?
– Mi sa di no.

– Oh, ma che hai, oggi? Me lo stai consumando, questo bambino, a forza di abbracci! Ma tu non eri la maestra stronza e anaffettiva?
– Mamma, cosa significa “anaffettiva”?
– Una persona anaffettiva è una persona fredda, che non riesce a dare e a trasmettere affetto.
(Guarda se stesso, le braccia della maestra che lo circondano, poi guarda la mamma.) E ti pare che lei sia anaffettiva?

Giardino di Boboli.
Giardino di villa Bardini.
Palazzo Vecchio.
Gallerie dell’Accademia.
Un covaccino.
Un gelato.
Una granita.
Una maestra.
Un (mai troppo rimpianto ex) alunno.
Una mamma.

– Maestra, lo rifacciamo?
– Avoglia!
– Domenica prossima? :-)