Beh, non è che poi sia andato tuttotutto storto, eh!

Il viaggio è stato… boh, trovate voi un aggettivo.

Ma Parigi è sempre Parigi.
E te ne accorgi dai particolari.

Quando cammini nella metropolitana e improvvisamente senti una musica, e vai avanti e resti incantata. E come te altra gente. Perché la metropoli impone ritmi veloci, epperò di fronte all'arte ci si ferma. E si gode.

Quando gironzoli tra le bancarelle del mercatino di Natale sugli Champs Elysées, e un'altra musica, rock stavolta, ti attrae. E ti avvicini e vedi un pazzo schizzato che…

Quando Monet ti si nega per due volte, ma alla terza ti fa dono di una mostra meravigliosa, la più bella in assoluto.

Quando, attraversando le strisce pedonali sugli Champs Elysées, senti un padre che dice a suo figlio: "Ça c'est l'avenue la plus belle du monde." E tu sei d'accordo.

Quando esprimi un desiderio, e il tuo desiderio è vedere Parigi innevata. E Parigi ti accontenta. Ed esagera anche un po'.

Quando la Tour Eiffel gioca a nascondino.

Quando, semplicemente, cammini e ti senti felice.

Quando, alla fine, dopo cinque giorni di inutili ricerche, riesci a trovare le chouquettes.
E le condividi a colazione, il giorno dopo, con l'amica che ti ha salvato il culo da un viaggio che poteva essere molto più disastroso di quanto non è stato.

Questa è Parigi.
E molto di più.

Nostalgia

E' una brutta bestia, la nostalgia.
Quando arriva ti si aggrappa alla schiena con i suoi artigli e non c'è modo di mandarla via.
Non resta che cederle.
Nostalgia di Parigi, oggi.
Una nostalgia infinita.

La roseraie de Bagatelle deve essere bellissima, in questo periodo.