#domenicalmuseo

– Senti, per favore, fatti bocciare e chiedi di essere mandato in seconda, l’anno prossimo!
– Ma io l’anno prossimo devo andare in quarta!
– Non me ne frega niente! Ti voglio in classe con me! Ti garantisco il dieci in tutte le materie!
– Maestra, guarda che me lo davi già, il dieci. E poi se mi bocciano mi rimandano in terza, non in seconda.
– E quindi nulla?
– Mi sa di no.

– Oh, ma che hai, oggi? Me lo stai consumando, questo bambino, a forza di abbracci! Ma tu non eri la maestra stronza e anaffettiva?
– Mamma, cosa significa “anaffettiva”?
– Una persona anaffettiva è una persona fredda, che non riesce a dare e a trasmettere affetto.
(Guarda se stesso, le braccia della maestra che lo circondano, poi guarda la mamma.) E ti pare che lei sia anaffettiva?

Giardino di Boboli.
Giardino di villa Bardini.
Palazzo Vecchio.
Gallerie dell’Accademia.
Un covaccino.
Un gelato.
Una granita.
Una maestra.
Un (mai troppo rimpianto ex) alunno.
Una mamma.

– Maestra, lo rifacciamo?
– Avoglia!
– Domenica prossima? :-)

“Ma tu resisterai, sei più cazzuta!”

Anno scolastico nuovo.
Scuola nuova.
Nuova città.
Casa nuova.
Alunni nuovi.
Collega nuova.

Eccola lì, la nota dolente.
La collega nuova.
Quella conosciuta a settembre.
Quella da cui mi avevano messo in guardia.
Quella a cui avevo concesso, nonostante tutto, il beneficio del dubbio.
Quella che ha cominciato, fin dal primo giorno di scuola, a mettermi i genitori contro. Quella che ha tentato, ogni singolo giorno, di mettermi contro i bambini.
Quella che non ha mai lavorato con la stessa collega per più di due anni, perché le altre sono letteralmente scappate.
Quella che era riuscita a manipolare grandi e piccoli e a farmi passare per una persona ignobile.
Quella che si faceva passare, agli occhi degli altri, per la vittima che stava sacrificando la sua salute per salvare i bambini da me, il mostro.
Quella che, a un certo punto, deve aver tirato troppo la corda, perché la corda si è spezzata.
Quella a cui il gioco di prestigio, forse fatto con eccessiva sicurezza, è andato male e si è visto il trucco.
Quella a cui tutte le parole e le azioni si sono rivoltate contro.
Quella che ha perso la faccia con i genitori, perché ci hanno messo un po’ di tempo, ma hanno capito da quale parte stava la verità.
Quella che ha capito che, se fosse rientrata dopo la “malattia”, avrebbe trovato una collega incazzata e genitori sul piede di guerra.
Quella.
Quella lì.
Non tornerà.
Resta a casa fino alla fine dell’anno scolastico.

Gioya e giubilo in tutto il regno.

Caffè in sospeso

le telefona la sera prima di partire per il nordest, e le ricorda che è da qualche anno che hanno un caffè in sospeso.

lei le propone una merenda a casa sua e le chiede se può estendere l’invito a qualche compagno del figlio, che avrà piacere di rivederla, a due anni dalla fine della scuola.

ed è così che xanthippe arriva, in un pomeriggio di sole, davanti al cancello, che si apre per lasciarla entrare.

e ritrova lì, in piedi, ad aspettarla, tutti i pargoli della sua classe.