schegge

e ogni tanto mi chiedo che ne è di te
e poi mi dico che starai continuando, come al solito, la tua vita
una vita che non ti piace, o almeno così dicevi, ma continui a vivere quella
e, per sopportarla, avrai un’amante
o forse due
da un capo all’altro dello stivale
che tanto guidare non ti fa fatica

e ogni tanto mi chiedo se ti chiedi che ne è di me
ma la risposta non ha importanza

e stasera mi chiedo perché cazzo m’è venuto di pensarti
e di aver nostalgia

fanculo

un post un po’ triste e un po’ no. il pampero cola ha contribuito, io ve lo dico

e nulla.
che sia stato un anno complicato, credo sia stato piuttosto facile arguirlo dalla mia assenza, o scarsa presenza, qui.
complicato, sì, in tutti i fottutissimi sensi.
il trasloco, il distacco, il paesello dove tutti sanno chi sei prima ancora di vederti, la scuola nuova, le colleghe fantastiche, i genitori megliostendereunpietosovelo, la lontananza, la famiglia lontana, gli amici lontani, la solitudine, la difficoltà di ricominciare… no, non è stato un anno facile, proprio no.
31 maggio, tra una settimana giusta finisce la scuola. quella coi bambini, ché poi c’è la scuola delle carte e delle riunioni.
bilancio? resto ottimista e dico “in pari”. e in quell'”in pari” a fare la differenza c’è firenze. e quel bischero là, quel padre degli dei che adesso è in vacanza e non mi legge, e a cui dico grazie di esserci stato e di esserci.
un anno complicato, sì.
ma vedo la luce in fondo al tunnel.
non mi resta che camminare, un passo dopo l’altro, verso la luce.
ce la posso fare.

Congetture

OGNI NUMERO PARI MAGGIORE DI 2
È LA SOMMA DI DUE NUMERI PRIMI

[E comunque uno che viene chiamato Apostolos *ha* tutto il diritto di uccidere i genitori, da grande, dopo averli sottopost*i* ad inenarrabili torture, ed essere assolto.]

[E siate grati per aver scampato un altro post tristerrimo. Che vabbe’ vaffanculo alle reputazioni, ma a tutto c’è un limite. O no?]

Posso solo dirvi grazie

E’ che di post ce ne sarebbero da scrivere tanti, in ‘sti giorni.
Perché, mai come in questo periodo, mi sento, e sono, circondata da affetto.
L’ho scritto in un commento, qualche post fa. Sono fortunata, con gli amici. Molto.
Ci sono, son lì. E anche quando paiono distratti, in realtà sono vigili, presenti, pronti a fare quadrato, a sostenermi, a consolarmi, a distrarmi.
Sarò sincera, è stata dura. Ed è dura. Pensavo fosse più facile da gestire, e invece no. ‘Sta stracazzo di storia andata a puttane mi ha destabilizzata un bel po’. E mi ha ferita in un modo che non mi aspettavo. (Ze’, prova a commentare: «Io te l’ho sempre detto che eri innamorata» e vengo fin lì a menarti. E non scherzo.) Ma, deo gratia, ci sono gli amici a con-dividere questo periodo dimmerda con me.
C’è l’ex-alunna che medita vendetta e organizza spedizioni punitive e mi propone di usare il test di gravidanza del suo bimbo per fargli prendere un po’ di strizza (“Tanto a me non serve e le due tacchette si vedono ancora bene!”), c’è CollegaSimpatica che mi coccola, mi abbraccia stretta stretta, che quando mi incontra in corridoio mi chiede di farle un sorriso, c’è Bà che niente sapeva ma ci ha messo poco a intuire e che, come nel Perfetto manuale della migliore amica, niente chiede e niente impone di sapere (“Quando vorrai parlarmene sai che sono qui. Domenica tieniti libera. TheBoss tiene i bambini e io e te andiamo a fare shopping!”), c’è Winter che, chevvelodicoaffare, si è sorbita tutto dall’inizio e si sta sorbendo l’impossibile (io, al suo posto, mi sarei già sfanculata). Ci sono quelli che non nomino, ma che sanno.
E poi c’è lei.
La mia cucciola preferita.

La mia cucciola preferita due mesi fa ha avuto un lutto in famiglia.
Un lutto grave, di quelli che segnano.
E da quel visino sorridente il sorriso è scomparso e ho visto per giorni spuntare dei lacrimoni.
Per quasi un mese me la sono tenuta vicino alla cattedra.
E ogni volta che la vedevo un po’ giù la sfottevo o la prendevo in giro o la facevo ridere.
E i lacrimoni venivano ricacciati indietro.

La mia cucciola preferita oggi doveva colorare un disegno.
Ha passato il tempo a mostrarmi i colori e a chiedermi: “Maestra, quale giallo scelgo? Maestra, quale rosso scelgo? Maestra, quale verde scelgo? Maestra, mi aiuti a far questo? Posso lavorare vicino a te?”
La mia cucciola preferita non ha bisogno di me per scegliere i colori, non ha bisogno di me per farsi aiutare a disegnare, lo sa fare da sola ed è brava. Ma oggi ha voluto stare vicino alla cattedra, con me, una pallina di Natale rossa e un sorriso, un tronco marrone e una carezza, e via così, fino a colorare tutto l’albero.
Un albero di Natale con gli occhi azzurri. Come i miei.

Io posso solo dirvi grazie.
A chi legge e a chi no.
Grazie di esistere.
Vi voglio bene.