Non si parlerà mica di trasloco anche in questo post?!

Settimana scorsa, in casa, durante una fase di riordino e impacchettamento.
– Ehi, UnaDelleMieTanteAltrePersonalità, guarda un po’ qua… una friggitrice!
– Vabbe’, capirai, non è mica tanto strano che in una casa ci sia una friggitrice.
– Solo che mica era in cucina! L’ho trovata nel ripiano più alto del mobile in salone.
– Vorresti dirmi che tu quella friggitrice non l’hai mai usata?
– Mai.
– Sicura che non fosse già qui o che non l’abbia lasciata una delle due coinquiline che sono scapp… ops, scusa, che hanno lasciato questa casa in preda ad esaurimen… ops, scusa, che sono semplicemente andate via, Assolutamente Non Per Causa Tua?
– No no, sicuro come la morte che l’ho comprata io. E non ti permetto insinuazioni sui motivi per i quali le mie ex coinquiline sono andate via. 
– Miii, quanto sei suscettibile! Tornando alla friggitrice, mi spieghi che l’hai comprata a fare, visto che tu friggerai le patate una volta all’anno e lasci scadere pure l’olio per friggere?
– Mi sarebbe potuta servire!
– Servire? Servire?! Ma se non l’hai mai usata!
– Oh, senti, sarò pure libera di comprare una friggitrice, no? 
– Sì sì, scusa, hai ragione.
– Mi stai assecondando come si fa coi pazzi, per caso?!
– Chi, io? Nuuuuuuuuu, figurati!

Sabato, in garage, durante l’ennesima fase di riordino e impacchettamento.
– Xaaaaan!
– Eh? Che c’è?
– Vieni un po’ qui a vedere.
– Cosa?
– Qui, su queste mensole, tra le riviste di scuola e i 20 litri di terriccio universale… appropo’, ma a che minchia ti servono 20 litri di terriccio universale visto che non hai un giardino ma solo un balcone sul quale ti ostini a uccidere, ogni anno, una piantina di basilico e una di erba cipollina?
– Senti, la smetti di sindacare sulle cose che faccio? Piuttosto, che mi hai chiamata a fare, cosa devo vedere?
– Ah, sì… qua, su questa mensola… ti prego, dimmi che non sei stata tu a comprare anche quest’altra friggitrice!
– Ehm… 

"Eppure penso di aver dimenticato qualcosa…"

La mostrilla, con espressione da cucciolo e flap flap di ciglia, chiede alla maestra Xanthippe se lunedì può portare una torta, che è dall'anno scorso che non ne porta una e lei – flap flap – ha tanta voglia di mangiare una fetta di torta preparata dalla maestra Xanthippe. La maestra Xanthippe dopo molte insistenze si lascia convincere e promette che lunedì i mostrilli avranno la loro torta.

Sono le setteddieci di sabato sera. Xanthippe si ricorda della promessa e apre frigo e dispensa per controllare se ci sono tutti gli ingredienti.
Ovviamente la risposta è no.
Xanthippe apre il portafogli per vedere se ha soldi.
Ovviamente la risposta è no.
Dovendo anche ricaricare la carta prepagata, Xanthippe si fionda in garage, prende la xan-mobile e va a prelevare. Poi da lì va al supermercato vicino casa a fare la spesa, cinque minuti prima della chiusura.
Compra le sue robine, poi si dirige tranquillina tranquillina verso casa, lemme lemme, persa nei suoi pensieri e nei suoi voli pindarici. Arriva davanti al cancelletto del condominio, prende le chiavi, apre il cancelletto, poi il portoncino d'ingresso, poi la porta di casa e poi esclama tra sé e sé: "Rintronata, hai lasciato la macchina al parcheggio del supermercato!"

Io fatico a capire perché

A volte faccio delle gran cazzate, dettate da distrazione, scarsa attenzione, dimenticanza.
Cazzate che coinvolgono non solo me, ma anche altre persone.
Cose che, a ruoli invertiti, mi farebbero girare le palle a pala d'elicottero, e che -in effetti- fanno girare, a chi le subisce, le palle a pala d'elicottero.
Se non che sembrerebbero pronte a sbranarmi, a spellarmi viva, a infliggermi le peggiori torture, e poi, per ragioni imperscrutabili, la situazione si capovolge, quasi.
Pensiamo a oggi, per esempio.
Visita guidata al museo.
Visita di cui avrei dovuto sapere da mesi, ma di cui avevo rimosso la data da altrettanti mesi, ho fatto mente locale lunedì, tornando a scuola, quando alcuni bambini si sono presentati con autorizzazioni e soldi.
"Dove si va?", ho pensato.
Non ho osato chiederglielo, vabbe' i miei alunni lo sanno che devono dirmi le cose perché me le dimentico, e mi avrebbero guardato con la loro espressione rassegnata e comprensiva e mi avrebbero aggiornata.

Comunque, oggi uscita didattica, tutto il giorno fuori.
A qualche minuto dal rientro, mentre siamo in autobus, squilla il cellulare.
E' una mia collega. E amica.
Rispondo dicendo: Stiamo arrivando, cinque minuti e siamo lì, bloccate i pulmini, in caso.
Lei mi fa: Non è per questo che ti chiamo. Volevo dirti di prepararti. Oggi avevi la prima lezione di laboratorio con l'esperta.
Io: Oh cazzo, me ne sono completamente dimenticata!
Lei: Questo si era capito. L'esperta era incazzata come una iena. Te ne ha dette che metà bastava.
Io: Grazie per l'avvertimento.

Arriviamo a scuola.
La responsabile mi aspetta sulle scale dell'ingresso, mi guarda e mi fa: Devo parlarti.
E io: Già so.
E lei: Era nera. Non l'ho mai vista così. Fossi in te domani farei sciopero, così passa un po' di tempo prima di rivederla e magari le sbollisce la rabbia.
Io: Così nera?
Lei: Di più.

Entro a scuola, seguita dai bimbi.
La campanella per l'uscita è appena suonata, due bidelle stanno per andare in un'aula a fare le pulizie. Mi guardano e dicono, all'unisono: Ah, Xanthippe, sapessi…
Io: Lo so, sono stata avvertita.
Loro: Era proprio arrabbiata, ma tanto.
Io: Immagino.
Loro: Guarda sulla lavagnetta delle comunicazioni.
Guardo.

A caratteri cubitali c'è scritto:
PER XANTHIPPE:
LA PRIMA LEZIONE DEL LABORATORIO ERA FISSATA PER OGGI.
LE DATE ERANO STATE COMUNICATE DA SETTIMANE.
L'ESPERTA.

Direi che sì, l'esperta è incazzata nera.
Arrivo a casa, chiamo scuola e mi faccio dare il suo numero.
La chiamo.
Mi riconosce subito.
Mi scuso.

E nel giro di un minuto la situazione si capovolge, Son cose che possono capitare, stavolta è capitato a te, la prossima potrebbe capitare a me, mi sono arrabbiata perché oggi ho avuto una marea di contrattempi e ho dovuto incastrare un bel po' di cose per riuscire a venire, arrivo e non trovo nessuno, mi dicono che siete via tutto il giorno, capisci, mi sono incazzata, vabbe' dai, è andata così, non pensiamoci più, non stare a scusarti, apprezzo molto che tu mi abbia chiamato, comunque. Ci vediamo domani, ciao.

E non ho dovuto neanche sbattere i miei occhioni dolci.

Stronzate a parte, io non riuscirei a perdonare così facilmente.
E soprattutto a perdonarmi.
E mi stupisco ogni volta che invece gli altri lo facciano.
E fatico a capire perché.